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Mariupolis 2, una voce dall'inferno

Opera testamentaria di Kvedaravicius, completata dalla fidanzata

E' stato l'ultimo annuncio, in corsa, che ha completato il cartellone del 75/o festival di Cannes e fin dal titolo ha portato il vento della realtà e della tragedia nella "bolla" delle illusioni che caratterizza ogni grande kermesse dello spettacolo. MARIUPOLIS 2, opera testamentaria del cineasta lituano Mantas Kvedaravicius, arriverà domani sugli schermi della Croisette, ma è già l'evento irrinunciabile, perché le coincidenze della Storia fanno sì che queste immagini si vedano proprio mentre le televisioni documentano l'uscita dei soldati e dei civili che per oltre 80 giorni hanno vissuto in stato d'assedio nella grande acciaieria Azovstal, adiacente il porto della città-martire ucraina. Come si sa, Kvedaravicius, regista, antropologo, archeologo, classe '76, era già stato in quella regione tra il 2014 e il 2015 per raccontare persone e vite di una città contesa tra ucraini e russi durante la prima guerra del Donbass. Il risultato, "Mariupolis", aveva suscitato grande emozione alla Berlinale nel 2016 confermando il talento di un cineasta capace di cogliere la verità e l'emozione con la semplicità di un primo piano o di un'inquadratura rubata. Sei anni dopo il regista torna a Mariupol, in piena guerra, per rintracciare uomini e donne incontrati la prima volta, per documentare la loro vita sotto le bombe, la speranza, la paura. Lo scorso aprile, mentre sta uscendo dalla città, la cinepresa in mano come sempre, viene catturato dai soldati russi. Morirà, sembra con un colpo al petto e uno alla nuca. Se le immagini con cui è stata raccontata la tragedia della città sotto le bombe arrivano oggi a noi letteralmente da "dentro" l'inferno, ciò si deve alla fidanzata del regista, Hanna Bilobrova, che le ha trafugate fuggendo a sua volta da Mariupol e soprattutto alla storica montatrice dell'autore, Dounia Sichov, che ha dato forma a questo reportage restituendo in meno di due ore di proiezione lo spirito e il senso dell'ultimo viaggio di Mantas. Non è lui l'unico testimone dell'anima ucraina nel cartellone di Cannes 2022. C'è il nuovo lavoro del regista più celebrato, Sergei Loznitza, e una voce giovane, quella di Maksim Nakonechnyi, selezionato per Un Certain Regard. Ma quando nel film di Mantas si racconta l'orrore dal di dentro, non si tratta più solo di cinema e di giudizio estetico: la realtà prende tutta la scena. "Sapete cosa c'è di veramente straordinario - dice la voce del film - quando si tratta di Mariupol? Nessuno dei suoi abitanti temeva la morte, anche se questa era onnipresente. La morte era già là e nessuno voleva morire senza una ragione. Le persone si aiutavano l'un l'altra a rischio della vita. Fumavano fuori dalle case, discutevano senza far caso alle bombe che piovevano a un passo. Non c'erano più soldi e la vita era diventata troppo breve per farci caso; ciascuno si accontentava di ciò che ancora aveva, andando oltre i propri mezzi".

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