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Pietro Marcello, il mio film femminile

Con Le Vele Scarlatte girato in Francia apre la Quinzaine

Bella e perduta, Martin Eden, Per Lucio (dedicato a Dalla), il collettivo Futura sulla generazione giovane, e ora Le Vele Scarlatte. Il cinema di Pietro Marcello tra documentario e finzione, in bilico tra realismo e poesia, sia che si tratti di romanzi che di personaggi di finzione, ha una sua identità, come se la vocazione al cinema del reale fosse sempre al centro di ogni cosa. Per l'apertura domani della Quinzaine des Realisateurs, la sezione parallela del Festival di Cannes, quella più libera e autoriale, è stato scelto proprio il regista campano, con il suo primo film girato in Francia, prodotto da CG Cinema, Avventurosa con Rai Cinema, The Match Factory e ARTE France Cinéma che uscirà in sala con 01. "Amo la letteratura russa, ho una fascinazione particolare. Questo Le Vele Scarlatte, liberamente tratto dal romanzo dello scrittore pacifista russo Aleksandr Grin, mi ha permesso di mettere al centro una figura paterna solida che si prende cura di una figlia altrettanto forte. Pur essendo ambientato alla fine della prima guerra mondiale, mi è sembrato un racconto estremamente moderno, con questo reduce di guerra che non sa stare al mondo e non sa come gestire la sua paternità, mentre la sua piccola comunità è una famiglia allargata e matriarcale. Un film, femminile più che femminista, in cui mi sono emancipato anche io", dice all'ANSA Marcello.

Nella storia, girata in Picardie nel Nord della Francia (ma potrebbe essere in Calabria piuttosto che nel beneventano, dice il regista), vivono Juliette, orfana di madre morta dopo uno stupro, e il padre Raphael, un soldato sopravvissuto al fronte, falegname e con le mani d'oro, in una sorta di comune retta da madame Adeline. Ai margini della vita del piccolo paese, come una corte dei miracoli, vanno avanti con poco e la ragazza, con il talento per la musica e il canto, non esce dal suo piccolo mondo se non accompagnando il padre a vendere giocattoli di legno in città (bellissime le scene di un film del 1930, mentre sono preziosissime quelle d'archivio del giorno dell'armistizio nella Baie della Somme, ndr). Un giorno, lungo la riva del fiume, incontra una maga che le predice che delle vele scarlatte arriveranno per portarla via dal suo villaggio. "Ma questa volta - spiega Marcello - il principe azzurro delle fiabe sarà distrutto. E anche in questo questo film in costume è profondamente moderno". Girato con la macchina sempre in movimento, con un ritmo concitato da presa diretta, il film è il contrario di un film in costume 'classico':

"Quando penso a grandi budget per i kolossal in costume patinati penso: con quei soldi meglio costruire ospedali e scuole invece di fare il cinema". Con una personalità così anche il casting del film non è normale: Pietro Marcello lo ha chiamato 'casting selvaggio' per raccontare come ha scelto la sua Juliette, la debuttante Juliette Jouan, lontana anni luce dalle aspiranti attrici impostate costruite. "Cercavamo la verità che c'è nel racconto - ha detto il cosceneggiatore Maurizio Braucci - anche negli attori chiamati con Pietro ad un lavoro di carta bianca e grande collaborazione", "Sperimentale - ha proseguito il regista - nell'adattarsi ai luoghi e alle circostanze senza perdere di vista la storia". Ecco così che con la giovane Jouan e con l'omone Raphael Thierry (nel cast ci sono anche il principe azzurro Louis Garrel che interpreta un aviatore, un uomo fragile, instabile che "come tanti uomini oggi" non sa qual è il suo posto e la regista-attrice Noémie Lvovsky, qui nel ruolo della 'femminista' Adeline), è sempre quel sapore forte della verità a sovrastare tutto. Un richiamo cui Pietro Marcello non può sottrarsi: il suo prossimo progetto, sarà annunciato il 19 maggio all'Italian Pavillion di Cannes, è proprio un nuovo documentario con Rai Cinema.

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