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Ozpetek, Venezia ha il volto di Kasia Smutniak

Nuovo set ad ottobre. "Prima del cinema dipingevo tantissimo"

"Continuavo a ripetere: 'mi spiace, non ho tempo. Sto mettendo su la Madama Butterfly al San Carlo'. Lo dicevo anche per darmi un tono - scherza Ferzan Ozpetek - Ma più parlavo, più questa idea mi si materializzava in testa". È così che il regista de Le fate ignoranti è entrato, ormai tre anni fa, nell'Olimpo degli artisti invitati alla 58/a Biennale Arte, per raccontare in video la "sua" Venezia. "'Non ho tempo' ripetevo alla curatrice Giovanna Zabotti - racconta oggi all'ANSA - 'Però, se vuole la mia idea, Venezia per me è una donna, sommersa, sensuale, fluttuante. Con il volto di Kasia Smutniak. Sul quale farei scorrere immagini della città'. Quando ho saputo che anche il padiglione che avrebbe ospitato l'opera sarebbe stato sott'acqua mi sono detto: è segno del destino, lo devo fare. L'abbiamo girato, tra una domenica e un lunedì, nella piscina riscaldata di un ricco signore. Kasia è rimasta in acqua più di tre ore". Il risultato è "Venetika", videoinstallazione che dopo il debutto nel 2019 alla Biennale è visibile fino al 30 aprile al museo Maxxi, ma anche "Fermo immagine", mostra fotografica a cura di Giovanna Zabotti che cristallizza quel racconto in sette grandi opere fotografiche, scelte dallo stesso Ozpetek, accompagnate da immagini inedite del backstage, fino al 27 maggio alla galleria La Nuova Pesa diretta da Simona Marchini nel cuore della capitale. "Non ne avevo idea, ma ho scoperto che per questo genere di installazioni c'è un grande circuito internazionale - prosegue il regista - Avevamo già un calendario pronto. Ci ha fermato solo la pandemia. Mi stupisco sempre - prosegue - sarà la vecchiaia, ma sono tre anni che mi vengono in mente idee, progetti nuovi. Non solo riesco a realizzarli, ma sempre con successo. Avevo iniziato a scrivere per divertimento e mi sono ritrovato con un romanzo venduto in tutto il mondo. Ho girato tre spot pubblicitari. C'è la versione teatrale di Mine vaganti (con la stessa Marchini nel ruolo della nonna n.d.r.) che non si ferma più. Ho debuttato in scena anche io con Ferzaneide. Tra un mese presenterò una app, chiamata Osapp, nata da una mia idea". E poi Le fate ignoranti, la serie tv che ha tratto dal suo film cult, vent'anni dopo. "Quando uscì al cinema - racconta - ero ancora sull'elenco telefonico. Tornavo a casa e trovavo ore di messaggi sulla segreteria telefonica. Mi sedevo con un bicchiere di vino e li ascoltavo tutti. Oggi persino il capo dei capi americano della Disney mi ha scritto una lettera pazzesca. Ormai ho messo un taccuino sul comodino, perché le idee mi vengono durante la notte". Poi, mentre autografa i grandi scatti virati sul blu della "sua" Venezia, si torna al Ferzan artista, perché quella con l'arte per lui è una frequentazione di lunga data. "Quando avevo 21 anni e si era interrotto il rapporto con mio padre - ricorda - lavoravo da un corniciaio vicino Piazza Cavour a Roma. Durante la pausa pranzo dipingevo tantissimo. Passavano i clienti e si innamoravano delle mie opere. Finiva che il corniciaio le rivendeva a 80.000 lire l'una, che era quanto prendevo io per una settimana di lavoro. Anche il quadro delle Fate ignoranti nasce da un mio disegno". Si sarebbe dunque mai visto in una carriera da pittore? "No, assolutamente - sorride - Anzi, appena ho iniziato a lavorare al cinema, ho smesso di dipingere. Ma ho tantissimi disegni ancora sotto al letto. Un giorno, magari proprio con Simona Marchini, mi piacerebbe organizzare un evento di beneficenza". Intanto, è già al lavoro "sul nuovo libro e anche sul prossimo film. La Warner voleva uscire per Natale, ma ho chiesto di posticipare il set a ottobre - dice - Voglio passare l'estate in serenità e poi con la guerra non si sa che cosa accadrà. Siamo ancora in fase assolutamente di scrittura, ma lo girerò a Roma o comunque in Italia".

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