Cultura
  1. ANSA.it
  2. Cultura
  3. Cinema
  4. Bad Roads - Le strade del Donbass, è orrore anche fiction

Bad Roads - Le strade del Donbass, è orrore anche fiction

In sala l'amaro e duro film di Natalya Vorozhbit

L'orrore delle immagini digitali di questa guerra tra Russia e Ucraina contro quelle altrettanto orribili, ma squisitamente fiction di BAD ROADS - LE STRADE DEL DONBASS, film diretto da Natalya Vorozhbit, già alla 35/a settimana della Critica Festival di Venezia e poi in corsa per l'Ucraina all'Oscar. Certo il paragone è impossibile e forse anche sconveniente, ma una cosa è certa: è davvero poco il divario tra questi due orrori e anzi nel film si nasconde una verità anche più orribile, tra Ucraina e Russia sembra esserci un odio insanabile.
    Quattro storie di derivazione teatrale, ambientate nel 2014, apparentemente separate tra loro quelle proposte da BAD ROADS, ma unite in realtà dallo stesso eccesso, animate a volte da uno spirito grottesco, gogoliano e, a volte, piene di una violenza evocata dalla parola, dalla voglia di umiliare, di far pesare il proprio potere. Intanto c'è un preside scolastico pieno di alcool, visibilmente confuso, che si ritrova bloccato con la sua auto a un check-point con due agenti filorussi animati da un imbarazzante senso del dovere e voglia di sopraffare. Si capisce che il preside è solo un brav'uomo ubriaco, ma il fatto è che ha con sé il passaporto sbagliato, quello della moglie, e non il suo. Una frase o un movimento fuori luogo e tutto può scivolare facilmente in tragedia. C'è poi una giovane che attende l'arrivo del fidanzato a una fermata di bus in compagnia delle amiche tra mille considerazioni e allusioni sessuali. Nel terzo episodio, il più crudo di tutti, una giovane giornalista viene rapita da un militante e chiusa in una casa abbandonata. La donna è continuamente minacciata di violenza e umiliata in tutti i modi.
    Il fatto è che il filo-russo per eccitarsi davvero sembra abbia bisogno di parlare. Non solo, urina addosso alla donna, ma poi la lava. E la giornalista, presa da vero terrore, è ormai del tutto disponibile. Si dice innamorata del suo aguzzino nonostante le prometta violenze ripetute da parte dei suoi compagni che sono fuori dal tugurio. Toni surreali, ma non per questo meno spaventosi nell'ultimo episodio in cui protagonista è una donna gentile e benestante che ha come sola colpa quella di aver investito con la sua auto una gallina. Insomma una cosa del tutto innocente. Solo che la gentilezza della donna, disposta a pagare per il danno fatto, fa subito montare le pretese della coppia di contadini fino al parossismo, fino alla rapina, al delitto.
    "Mi ha sempre colpito la velocità con cui le situazioni possono cambiare - dice la regista a Cineuropa -. All'inizio le persone parlano, sono ancora persone, c'è un dialogo tra loro.
    C'è una speranza di comprensione reciproca. Ma poi qualcosa va storto. Durante una guerra, la sfiducia e l'ansia aumentano. La gente può avere un esaurimento nervoso e, senza preavviso, puoi essere preso a pugni sul naso o spinto a terra, e inizia una realtà completamente diversa che sembra provenire da un sogno terribile". E ancora la regista ucraina: "Quasi tutto quello che racconto è reale. Nel caso della giornalista, ha trovato difficile raccontarmi la sua storia a causa della violenza subita, ma poi ha deciso di aprirsi. Mi ha scioccato sapere che fosse rimasta in un appartamento aperto per molti giorni solo perché aveva semplicemente paura di lasciare il luogo di prigionia." L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia il 24 febbraio scorso ha interrotto le riprese del secondo film della cineasta, DEMONS, anch'esso incentrato sulla relazione tra Russia e Ucraina. (ANSA).
   

      RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

      Video ANSA



      Modifica consenso Cookie