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Germano Gentile, io attore nero oltre gli stereotipi

Il 24/2 esce Il legionario di Hleb Papou premiato a Locarno

Daniel, figlio di immigrati africani, nato e cresciuto a Roma, giovane e preparato agente nella Capitale del Primo Reparto Mobile della Polizia di Stato (la Celere), legato ai compagni da un forte cameratismo, che scopre di dover andare a fare lo sgombero nel palazzo occupato dove è cresciuto e nel quale ancora vivono sua madre (Felicité Mbezelé) e suo fratello Patrick (Maurizio Bousso). E' il personaggio coinvolgente e complesso interpretato da Germano Gentile nell'action drama Il legionario, opera prima di Hleb Papou che dopo aver raccolto riconoscimenti in vari festival europei, a cominciare da quello come miglior regista emergente a Locarno (dove il film ha debuttato nella sezione Cineasti del presente) arriva in sala dal 24 febbraio con Fandango. Un viaggio intenso, a ritmo sostenuto e senza didascalismi, girato anche in un vero palazzo occupato, quello via Santa Croce in Gerusalemme a Roma, che ha fra i perni la straordinaria prova d'attore di Germano Gentile. Classe 1985, nato in Brasile e cresciuto in Italia, a Rieti, era già stato coprotagonista 12 anni fa, quand'era ancora allievo al Centro Sperimentale di Cinematografia, di un film pluripremiato come Et in terra Pax di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini. Per l'attore, il legame con Il legionario è profondo, avendo già interpretato nel 2016, l'omonimo corto di Papou, che era stato premiato al Lido: "E' un ruolo straordinario anche se ho rischiato di non farlo - spiega all'ANSA Gentile -. Quando Hleb me lo ha offerto, vivevo un periodo complicato. Ero impegnato a teatro a Roma in uno spettacolo di Ennio Coltorti e avevo il bar a Rieti, dove lavoravo dieci ore... dormivo tre ore a notte. Hleb però ha insistito e ho capito che sarebbe stata un'opportunità unica. E' un personaggio che non riesce a trovare la propria identità e quasi la perde. Si ritrova combattuto tra il lavoro che ha scelto e la sua famiglia di cui nessuno sa". Un ruolo così bello e sfaccettato "per noi attori black in Italia non è frequente - aggiunge sorridendo l'attore, che ha recitato fra gli altri in Nessuno mi può giudicare e Rocco Schiavone -. Le cose sono già molto cambiate rispetto a quando ho iniziato io, oltre 10 anni fa. Oggi si trovano più bei personaggi, ma soprattutto pensati per interpreti ventenni... Io mi sono trovato in un periodo di passaggio, e a parte Et in terra Pax, una chimera, c'erano parti molto stereotipate, dal ragazzo di colore che parla un italiano sporco agli immancabili spacciatori o buttafuori. Oggi c'è una maggiore apertura, ma servono produttori che credano in progetti coraggiosi come questo". Ormai Daniel "lo sento parte di me - spiega -. Abbiamo avuto esperienze di vita molto diverse ma comprendo quel tipo di cameratismo, io l'ho vissuto giocando a calcio per oltre 20 anni. Poi in provincia, noi ragazzi di colore eravamo pochi, e siamo cresciuti sentendo certe battute. Per stare in quella realtà metabolizzi e razionalizzi, scendi a compromessi con te stesso. In quel mondo devi poter sorridere invece di urlare, invece di fare la guerra con tutti". Per diventare un 'celerino credibile Gentile ha fatto affiancamento con Gianluca Salvatori, detto anche Luca Drago, che aveva già collaborato con Acab e Diaz - spiega l'attore -. Mi ha fatto capire perché non è facile dall'esterno comprendere che tipo di rapporto ci sia tra i celerini. Loro come ordine pubblico si definiscono la chiave inglese dello stato italiano. Il loro modus operandi è proprio come quello di una falange romana, simile a quello dei legionari. Se cade un pezzo cade tutta la falange, quindi devono poter contare molto l'uno sull'altro, e si sostengono anche fuori dal lavoro". Il film, che ha fra gli interpreti anche Marco Falaguasta, prodotto da Clemart in collaborazione con Mact Productions e Rai Cinema, mostra con estremo realismo anche la vita in un palazzo occupato: "All'inizio chi viveva lì era diffidente verso di noi, ma poi siamo entrati in confidenza e abbiamo ascoltato tantissimi racconti - spiega Gentile -. Sono persone di grande dignità. Insieme agli italiani, c'è il mondo in un palazzo. E ho scoperto molte cose, come il loro avere un'organizzazione con regole molto ferree. Per chi sbaglia c'è l'ammonizione e si può essere anche espulsi. E' stata un'esperienza assolutamente illuminante".

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