Cultura

Saponangelo, delicatezza e ironia nella serie da De Silva

Gira Vincenzo Malinconico, avvocato'. Poi progetto con Capuano

ROMA - Nives, l'ex moglie del protagonista, "una donna con un certo temperamento": così Teresa Saponangelo descrive con l'ANSA il suo personaggio in Vincenzo Malinconico, avvocato, la serie per Rai1, ancora in fase di lavorazione, diretta da Alessandro Angelini e tratta dai romanzi di Diego De Silva (anche cosceneggiatore, con Gualtiero Rosella, Massimo Reale e Valerio Vestoso). Massimiliano Gallo dà volto all''avvocato d'insuccesso' al centro del racconto: un uomo semi-disoccupato, semi-divorziato, semi-felice che difende soprattutto amici e parenti in contenziosi non particolarmente impegnativi che non sempre vince. Separato, due figli, piace alle donne per la sua insicurezza, ma non riesce a realizzarsi sul piano sentimentale.

"Avevo letto il primo libro su Malinconico, gli altri li sto scoprendo attraverso le sceneggiature che sono fortemente legate alla scrittura di De Silva. Hanno quello spirito, quella delicatezza, quella riflessione sui sentimenti. Non hanno perso né di spessore, né di ironia, né di complessità" spiega Teresa Saponangelo, artista tanto versatile e talentuosa quanto rigorosa nel suo percorso, che a giugno ha vinto il suo primo Nastro d'argento come migliore attrice protagonista per il ruolo di una donna che decide di incontrare l'assassino del padre, in Il buco in testa di Antonio Capuano e che vedremo alla Mostra di Venezia nel nuovo film di Paolo Sorrentino E' stata la mano di Dio, in concorso.

"Le riprese della serie si completeranno a ottobre - spiega l'attrice, che all'ultimo Giffoni Film Festival è stata protagonista di incontro con i ragazzi -. Massimiliano Gallo è un collega che stimo tantissimo, e il regista Alessandro Angelini l'ho sempre ammirato e seguito. Lavoro per la prima volta con Viola Film (che coproduce con Rai Fiction) e mi sembra abbia moltissima attenzione sia per i progetti che per gli interpreti, sono circondata da un cast straordinario". Con lei ci sono, fra gli altri, Lina Sastri, Denise Capezza, Francesco Di Leva, Giovanni Ludeno, Luca Gallone e ancor Ana Caterina Murariu, Michele Placido, Tony Laudadio e Giacomo Rizzo. Come è stato vincere il Nastro d'argento con un film di un autore unico e lontano dalle logiche mainstream come Antonio Capuano? "Mi ha dato ancora più soddisfazione. Ho collaborato con lui varie volte e conosco la sua poetica, il suo modo di fare cinema, la sua passione, la sua forza, la capacità di scegliere liberamente gli attori senza suggerimenti o cedere a pressioni di vario tipo. Conosco la sua cultura in tutti gli ambiti, dalla scenografia, alla fotografia, alla pittura. Lavorare con un autore così ti arricchisce. Il Nastro d'argento l'ho ritirato io, ma lo considero il nostro premio".

Insieme stanno già lavorando a un nuovo progetto: "Il soggetto è mio e la sceneggiatura è sua. Vorrei tantissimo raccontare questa storia, l'ho proposta ad Antonio e lui ne è stato entusiasta. Il protagonista è un bambino intorno ai sette, otto anni. E' un racconto vicino a quello che ha fatto in un altro dei suoi film più belli, La guerra di Mario. Questo nuovo film è ispirato a storie e testimonianze vere, e mette in luce tante tematiche legate alle separazioni". Ai Nastri d'argento i premi principali sono andati a Emma Dante per Le sorelle Macaluso, è un segno di maggiore apertura anche in tema di riconoscimenti del cinema italiano? "E' un'apertura un po' forzata, sull'onda di quello che sta avvenendo a livello politico e sociale. Anche il cinema ora guarda con maggiore attenzione a più voci e al lavoro delle donne. I premi per Emma Dante - conclude - sono il riconoscimento al suo spessore e alla sua complessità come artista".

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