Cannes, Laura Samani in concorso alla Semaine de la critique

Con la favola cruda Piccolo corpo. Tanta Francia e apre film con Depardieu

Dopo l'annuncio di Nanni Moretti in concorso per la Palma d'oro con Tre Piani dal romanzo di Eshkol Nevo (Neri Pozza), in attesa della selezione domani della Quinzaine des Realisateurs dove nomi italiani sono dati per sicuri, ecco un altro tassello nella squadra tricolore in partenza per il festival di Cannes (6-17 luglio). Si tratta di Laura Samani, triestina, all'esordio nei lungometraggi e selezionata , unica italiana, nella 60/ma Semaine de la Critique, la sezione autonoma che dal 7 al 15 luglio si svolge parallelamente al festival. Il suo Piccolo Corpo (Small Body) è stato selezionato tra i sette film su cui si esprimerà la giuria presieduta dal regista romeno Cristian Mungiu che qualche anno fa vinse la Palma d'oro con il dramma bellissimo 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. E poi ci sarà da attendere la composizione della giuria dove anche qui si parla di una presenza italiana. L
'apertura con Robuste di Constance Meyer nel segno di Gerard Depardieu protagonista nei panni di una star del cinema in età avanzata cui tocca la protezione della giovane guardia giurata Aïssa di origine africana (Deborah Lukumuena) e la chiusura con Une histoire d'amour et de désir di Leyla Bouzid sulla gioventù di origine araba nella Parigi di oggi la dicono lunga sulla presenza massiccia della Francia alla Semaine 2021 che comprende altre quattro opere in proiezione speciale, tre in coproduzione nel concorso e i corti. Il film della Samani, girato in Friuli Venezia Giulia e Veneto, è una favola cruda. In una piccola isola del nord est italiano, in un inverno agli inizi del '900, la giovane Agata perde sua figlia alla nascita. La tradizione cattolica dice che, in assenza di respiro, la bambina non può essere battezzata. La sua anima è condannata al Limbo, senza nome e senza pace. Ma una voce arriva alle orecchie di Agata: sulle montagne del nord pare ci sia un luogo dove i bambini vengono riportati in vita il tempo di un respiro, quello necessario a battezzarli. Agata lascia segretamente l'isola e intraprende un viaggio pericoloso attaccata a questa speranza, con il piccolo corpo della figlia nascosto in una scatola, ma non conosce la strada e non ha mai visto la neve in vita sua. Incontra Lince, un ragazzo selvatico e solitario, che conosce il territorio e le offre il suo aiuto in cambio del misterioso contenuto della scatola. Nonostante la diffidenza reciproca, inizia un'avventura in cui il coraggio e l'amicizia permetteranno a entrambi di avvicinarsi a un miracolo che sembra impossibile. La regista, diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia e che già con il corto d'esordio (La Santa che dorme) aveva creato interesse nella comunità internazionale del cinema, mette in scena una storia drammatica e poetica. La produzione Nefertiti film con Rai cinema, in coproduzione con Tomsa films e Vertigo, è una co-produzione Italia-Francia-Slovenia. La Samani firma anche la sceneggiatura con Marco Borromei, Elisa Dondi, mentre Celeste Cescutti e Ondina Quadri sono protagonisti. "La Semaine de la Critique - ha detto Charles Tesson all'Afp - vuole continuare ad esplorare il cinema che verrà". La selezione annunciata oggi, per il suo 60° anniversario, vede in concorso tutte opere prime e altre sei in proiezioni speciali, tra più di 1.000 film visionati. Molti film mostrano "personaggi che combattono, storie di emancipazione di ragazzi o personaggi femminili, il desiderio di farsi strada, di andare fino in fondo", ha detto Tesson. Tra i film in gara "Rien à foutre", di Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre con Adèle Exarchopoulos, assistente di volo per una compagnia low cost, dall'Egitto "Feathers", di Omar El Zohairy storia di un padre trasformato in pollo durante un trucco di magia andato male, dalla Colombia Amparo di Simón Mesa Soto, ritratto di una donna in un paese in guerra civile, o in navigazione tra la Svizzera e l'Ucraina ,"Olga" di Elie Grappe. Infine, tra le proiezioni speciali l'esordio dell'attrice francese Sandrine Kiberlain con Une jeune fille qui va bien", ritratto "di una ragazza ebrea di 19 anni, Irene, che aspira a diventare un'attrice sotto l'occupazione nel 1942.

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