The Human Voice, amore come duello secondo Almodovar

In sala dal 13 corto ispirato a Cocteau con Swinton come Magnani

(ANSA) - ROMA, 10 MAG -L'amore quando è disperato ed è messo alle strette mostra, prima di morire, mille sussulti, alti e bassi, proprio come racconta THE HUMAN VOICE, tratto dalla pièce omonima di Jean Cocteau. Qui una donna sola consuma l'ultima telefonata con l'uomo che l'ha lasciata, prima umiliandosi, poi, presa dall'orgoglio, inalberandosi per ricadere alla fine nelle parole: ti amo. La lettura di questo classico, in un cortometraggio già fuori concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica e ora in sala dal 13 maggio con la Warner Bros, da parte di Pedro Almodóvar e interpretato da Tilda Swinton è ovviamente tutta personale: tanto melò d'autore, un appartamento colorato ricostruito in uno studio cinematografico, l'inquietante acquisto di un'ascia da parte della protagonista e, infine, una massiccia riscrittura del testo di Cocteau nel segno di una sua modernizzazione, come, ad esempio, la rivisitazione dell'eccessiva umiliazione della donna abbandonata. "Questo testo di Cocteau mi ha sempre affascinato - aveva detto il regista al Lido - tanto che compare anche nel mio 'La legge del desiderio', in una scena molto breve, e in 'Donne sull'orlo di una crisi di nervi'. Questa telefonata che non arriva mai e questa donna sola, assieme a un cane anche lui abbandonato, è una situazione drammatica che mi ha sempre interessato moltissimo". Per la prima volta impegnato in un film totalmente in inglese, Almodovar ha spiegato: "Dovevo appropriarmi del testo come aveva già fatto Rossellini con protagonista Anna Magnani, ma volevo farlo in modo diverso, quasi opposto, in tutta libertà rispetto a Cocteau. Volevo insomma riscriverlo come fosse un duello". E a chi gli chiedeva se ne 'La voce umana' ci fosse qualcosa di autobiografico, rispondeva: "Certo anche io ho vissuto questa situazione, anche io ho atteso invano". Per quanto riguarda la sua nuova creatività, sottolineava: "Ultimamente preferisco una narrazione meno contenuta e con meno elementi e questo per analizzare le cose in modo più profondo". E, proprio in questo senso, nel futuro del regista spagnolo si annunciano: due piece brevi. Una di 45 minuti e una di venti: "un western molto particolare e un lavoro che tratta di sale cinematografiche in un tempo distopico". Intanto il regista è di nuovo sul set : al lavoro con "Madres paralelas", ennesima collaborazione tra il maestro e Penélope Cruz, racconterà la storia di due donne, e di un parto avvenuto nello stesso identico giorno. Un tema caro al regista - quello della maternità - da Tutto su mia madre e Julieta.

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