Cultura

Efa, Bianca e Ermanno due ventenni senza 'Sole'

Carlo Sironi, per il prossimo film penso a un teen movie

ROMA - Nonostante il titolo, SOLE, nel film di Carlo Sironi nessun sorriso, ma casomai tanta poesia di chi è nato ai margini e ha paura anche di amare. Il film, già al Festival di Venezia 2019 ad Orizzonti e ora in corsa agli Efa nella sezione European Discovery (che valuta sei opere prime europee), è una storia forte tra due ventenni sul litorale laziale. Lei è Bianca (Sandra Drzymalska), ragazza polacca piena di silenzi pronta a 'vendersi' la figlia che porta in grembo per andare in Germania, mentre lui è Ermanno (l'esordiente Claudio Segaluscio) con padre suicida e un presente molto precario. Il ragazzo, che vive anche di piccoli furti (così inizia il film), è 'ingaggiato' dallo zio (Bruno Buzzi), sposato con una donna che non può avere figli, per fingersi padre della piccola e favorire l'affidamento e poi l'adozione della bambina, molto più veloce tra parenti.

"Sono contento di questa candidatura anche perché quest'anno ci sono in corsa tanti film italiani di autori che stimo molto - dice Sironi (figlio di Alberto, regista, fra gli altri, del Montalbano televisivo). E sono felice del percorso di questo mio film che ha avuto un'ottima accoglienza in tutta Europa e in Asia". Il futuro del cinema? "È difficile da prevedere - continua -. Ho letto che durante l'epidemia di Spagnola i cinema, che erano a conduzione familiare, chiusero tutti, comprati per pochissimo dalle grandi major. Da allora cambiò tutto e credo che sarà anche oggi così. Comunque ho sempre preferito andare in sala, ma sono un'eccezione. Durante il Covid ho scoperto che puoi trovare qualsiasi film sul web per vederlo a casa e credo che alla fine i colossi streaming siano i più adatti per sopravvivere".

C'è davvero una sensibilità europea? "Sicuramente sì. Penso al cinema francese, a registi come Dumont o a un film greco come APPLES di Christos Nikou o, infine, al nostro MARTIN EDEN (in corsa agli Efa in quattro categorie). Per non parlare poi di WE ARE WHO WE ARE di Luca Guadagnino, una delle cose più belle mai viste in Italia". Per Sironi poi è una "vergogna che in una città come Roma non ci sia una cineteca" e che in Italia "non si faccia un'adeguata educazione all'immagine".

Tornando a SOLE, sottolinea il regista: "I miei due protagonisti non potevano comunicare fra loro: potevano farlo solo in scena, attraverso parole e sguardi tracciati insieme. Per mettere a fuoco cosa dovevano restituire quegli sguardi mi ha aiutato il testo di una canzone che amo da sempre, 'Brand New Love' dei Sebadoh che racconta di quel momento in cui inconsapevolmente, da uno sguardo, da un pensiero non ancora chiaro, nasce quel 'brandello di rete' con cui l'amore ci avviluppa senza che ancora ce ne rendiamo conto. Ecco: io volevo filmare quello sguardo, quel pensiero, viverlo insieme ai miei protagonisti". Nel futuro di Carlo Sironi? "Strano pensare oggi a un secondo film, ma sto sviluppando tutte idee molto diverse e so solo che non vorrei mai fare un altro lavoro che somigli a SOLE. L'idea più forte è quella di fare un teen movie che racconti di adolescenza, sorellanza, fughe e amore".

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