Howard, The Mandalorian, è viaggio anche in paternità

Regista per serie, torna attrice in Jurassic World: Dominion

Nella nuova serie live action già cult The Mandalorian, nuovo capitolo dell'universo di Star Wars, arrivato su Disney+ alla seconda stagione, lo showrunner Jon Favreau ha voluto tra i registi anche un'artista conosciuta principalmente come attrice, Bryce Dallas Howard. Così l'interprete versatile e spesso sorprendente di film come The Help e la trilogia di Jurassic World (ha da poco finito le riprese, con i protocolli anti covid, del terzo film, Dominion), figlia di Ron Howard, ha affrontato da regista (aveva già diretto corti e documentari) la sua sfida più impegnativa finora.
Una scelta vincente, visto che i suoi due episodi, Il rifugio, nella prima stagione e L'erede nella seconda, sono stati tra i più apprezzati finora da critica e pubblico. "Nella prima stagione quando Jon mi ha chiesto di unirmi al progetto, riuscivo solo a pensare quanto fossi fortunata - spiega all'ANSA l'attrice da sempre fan della saga - e mi ripetevo 'mi raccomando non combinare guai'. Quando mi ha chiesto di dirigere anche un episodio nella seconda è stata per me un'enorme dimostrazione di fiducia" . Jon "mi ha dato un'opportunità creativa eccezionale e mi ha permesso di comprendere ancora di più quanto ami il lavoro di regista".
Descritta come uno space western, costruito sul mix di generi, la serie The Mandalorian, ambientata dopo la caduta dell'Impero e prima della comparsa del Primo Ordine, è una cronaca delle avventure spaziali di Din Djarin, anche conosciuto come Mando (Pedro Pascal), guerriero e cacciatore di taglie, che decide di proteggere di salvare quello che era stato un suo 'bersaglio', il misterioso e già potentissimo baby Yoda (diventato già un'icona pop). "Mi è arrivata la proposta di The Mandalorian, proprio mentre stavo lavorando al mio primo documentario per il grande schermo, Dads" ritratto della paternità contemporanea, con tante riflessioni anche di alcuni papà famosi, a cominciare dal suo, Ron Howard, e fra gli altri, Will Smith, Jimmy Kimmel, Neil Patrick Harris, che ha debuttato al Toronto film festival. "Così proprio mentre già parlavo di paternità, mi sono ritrovata a raccontare Mando che scopre e assume per Baby Yoda anche il ruolo di 'padre' - spiega -. Un papà riluttante, almeno all'inizio, ma capace di donare a quel bambino ciò di cui ha bisogno".
Mentre Il rifugio, rende omaggio a molti capisaldi del western, L'erede "l'ho concepito come un heist movie (film su una rapina) - spiega l'attrice e regista - uno di quelli in cui i componenti di una banda preparando un colpo stringono un legame molto forte. E' quello che succede tra Mando, personaggio solitario, e gli altri Mandaloriani che incontra per la prima volta", fra i quali la guerriera e leader Bo-Katan (Katee Sackoff), già famosa nel mondo di Star Wars. C'è anche "una parte più romantica e dolce, su cui abbiamo scherzato sul set, con Baby Yoda che scopre 'le meraviglie della vita' e soprattutto tantissima action, che adoro". In the Mandalorian la più grande sfida "è anche la gioia maggiore legata alla serie, avere sempre ben chiaro che si sta realizzando un episodio parte di una storia più grande". E' essenziale "fare gioco di squadra". C'è stata un po' di paura della reazione dei fans di Star Wars? "Io a volte posso essere come loro, un po' brusca, e possessiva su tutto ciò che riguarda la saga - spiega l'attrice - perché è stata un pezzo importante della mia infanzia. E tutti noi coinvolti nella serie, ne siamo prima di tutto grandi fans".
Ora Bryce Dallas Howard vuole portare avanti contemporaneamente le carriere di regista e attrice: è di tre settimane fa la fine delle riprese di Jurassic World: Dominion, terzo capitolo della saga fantasy action di Colin Trevorrow. Un film interrotto due volte, a inizio della pandemia, e quest'estate dopo che nonostante un protocollo anticovid molto rigido, alcuni membri della troupe erano risultati positivi: "La lavorazione è stata un'avventura incredibile, alla fine ero commossa. Abbiamo vissuto a lungo tutti insieme in un albergo, prendendo tutte le precauzioni possibili e siamo riusciti a fare un film di cui siamo veramente fieri. Colin poi è un genio assoluto, anche per il modo in cui è riuscito a gestire delle circostanze folli. Ha reso possibile l'impossibile". (ANSA).

   

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