Punta sacra, comunità in lotta all'Idroscalo di Ostia

Ad Alice nella città docu di Francesca Mazzoleni

 Far scoprire "come fossero realmente le persone che vivono all'Idroscalo di Ostia. Per me è un posto bellissimo, magico, speciale, è una famiglia, con tante donne che combattono per la loro casa con tanta dignità, forza, coraggio. Fra queste ci sono mia madre e mia nonna, da cui cerco di prendere esempio". Lo dice Silvia, 16 anni, aspetto angelico e grande grinta, parlando di Punta sacra, il documentario su quella che la nonna della ragazza, Franca Vannini (punto di riferimento nella battaglia per la lotta della zona e di chi ci vive) definisce "l'ultima borgata di Roma" e che in Italia è conosciuto anche per il luogo dove fu ucciso Pier Paolo Pasolini il 2 Novembre 1975. Il film non fiction, che uscirà anche in sala tra qualche settimana con Morel Film, arriva in concorso alla Festa del Cinema di Roma in Alice nella città, con già all'attivo le vittorie come Miglior Film a Vision du Reel e il premio per la Miglior Regia ad Annecy Cinema Italien. Francesca Mazzoleni porta gli spettatori nella striscia di terra dove il Tevere incontra il mare, e da 60 anni sorgono le case dell'idroscalo di Ostia. Nel 2010 ne sono state abbattute la metà, e sono rimaste 500 famiglie che combattono le minacce della natura e dell'uomo. In un mondo di casette precarie rischio di allagamento o demolizione, le persone provano a trovare un equilibrio in un quotidiano difficile. Generazioni ravvicinate, come nella famiglia tutta al femminile di Franca, giovane nonna e tra i leader nella comunità di abitanti della zona: "Sono otto anni che facciamo la battaglia per toglierci il nomignolo che ci davano di brutti, sporchi e cattivi, cani sciolti, baraccati, abusivi - spiega nel film - Hanno cominciato a demolire l'idroscalo per fare alberghi e ristoranti... ci hanno rovinato la vita per un porto di fantasmi". Sempre otto anni fa Francesca Mazzoleni ha scoperto quella realtà: "Mi sono resa conto di quanto fosse complessa e che spesso veniva in maniera non giusta. Ho trovato persone straordinarie come Franca che mi hanno aperto casa e mi ha aiutato anche a conquistare la fiducia degli altri abitanti". All'Idroscalo, aggiunge c'è stato un "abusivismo di necessità, nel momento in cui era difficile avere una casa. Altre zone di Roma abusive hanno avuto una sanatoria, l'idroscalo no, perché ci sono altri interessi". Il motivo per cui non si concede non sono i pericoli ambientali "che sono ridotti, altre zone di Roma sono molto più a rischio - aggiunge la regista -. Spero vivamente che per questa comunità ci siano degli aiuti e che si riesca a preservare un luogo che fa parte della storia di questa città". Tra i fili conduttori del racconto c'è anche la musica di Chiky Realeza, rapper che da cinque anni ha deciso di vivere all'idroscalo: "siamo persone in lotta, il mio percorso artistico ha come obiettivo aprire la coscienza alle persone". Per lui vedere il documentario "è stata come una boccata d'ossigeno. Non trasmette una falsa speranza ma rivalsa e forza". Franca Vannini (soprannominata per la passione del suo impegno, l'Anna Magnani dell'Idroscalo) non è potuta venire a presentare il film ad Alice nella città ma in audio messaggio spiega che non avrebbe mai pensato di raggiungere certi traguardi con il film e di esserne felice. "Abbiamo raccontato una parte della della nostra vita, semplice e pulita, quella vera, fatta di lotte, di fratellanza, umanità, comunità di persone oneste con molta dignità. Qui le donne sono guerriere, siamo l'ultima borgata di Roma, noi siamo Roma".

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