Lacci, trent'anni in trincea sulle macerie di un matrimonio

Il film di Luchetti con Lo Cascio e Alba Rohrwacher

Che la famiglia sia lo scenario perfetto per ambientare il più inaspettato degli inferni non è una novità, basta aver frequentato anche solo per poco autori del Nord Europa come Strindberg, Ibsen e lo stesso Bergman.
    LACCI di Daniele Luchetti, tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Starnone (Einaudi), film di apertura di Venezia 77, in sala con 01, racconta questo inferno partendo bene già dal titolo: lacci sono infatti quelli che legano le persone (e nelle scarpe, i piedi) e che limitano le loro libertà senza neppure che se ne accorgano troppo.
    Siamo a Napoli negli anni Ottanta e la vita coniugale di Vanda (Alba Rohrwacher), insegnante precaria, e Aldo (Luigi Lo Cascio), conduttore radiofonico Rai, sembra essere perfetta: due figli (Anna e Sandro) e un'esistenza felice. Vanda, madre affidabile e pronta a tutto per amore dei figli, Aldo padre buono che si preoccupa di leggere le fiabe ai bambini prima di dormire.
    Tutto cambia quando una sera Aldo confessa alla moglie di essersi innamorato di una collega, Lidia (Linda Caridi) e Vanda, senza starci troppo a pensare, lo caccia di casa sperando in un suo ripensamento .
    Aldo però va avanti per la sua strada. Da qui udienze, tentativi di suicidio, ricatti morali e non, e figli vittime spaventate.
    Di fatto come si vede in questo film, costruito su significativi scarti temporali mitigati da un ottimo montaggio, la coppia trenta anni dopo è ancora insieme (Silvio Orlando e Laura Morante).
    Una coppia che vive tra le macerie della guerra che ha annientato ogni vero sentimento compreso quello dei figli (Adriano Giannini e Giovanna Mezzogiorno), cresciuti tra rancori e insicurezze.
    Scena clou, quella della casa a soqquadro dopo un furto, con i ladri che hanno lasciato in bella vista, chiaramente senza volere, alcuni segreti di Aldo e Vanda che raccontano le ceneri di un fuoco ormai spento senza possibilità di essere ravvivato.
    «Quando ho letto per la prima volta Lacci - dice Luchetti nelle sue note di regia - ho trovato domande che mi riguardavano e personaggi nei quali era difficile non identificarsi.
    Attraverso una storia familiare che dura trent'anni, due generazioni, legami che somigliano più al filo spinato che a lacci amorosi, si esce con una domanda: hai permesso alla tua vita di farsi governare dall'amore? Lacci- sottolinea ancora il regista- è un film sulle forze segrete che ci legano. Non è solo l'amore ad unire le persone, ma anche ciò che resta quando l'amore non c'è più. Si può stare assieme per rancore, nella vergogna, nel disonore, nel folle tentativo di tener fede alla parola data. Lacci racconta i danni che l'amore causa quando ci fa improvvisamente cambiare strada e quelli - peggiori - di quando smette di accompagnarci». (ANSA).
   

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