Venezia: Pedersoli, da Rondi accuse ingiuste e strumentali

"Nel film La verità su La Dolce Vita fatti inconfutabili"

(ANSA) - ROMA, 13 SET - "Mi trovo costretto, mio malgrado e con dispiacere, a replicare alle ingiuste e strumentali accuse del signor Umberto Rondi in relazione alla mancata menzione del nome di suo padre tra gli autori della sceneggiatura de La Dolce Vita". A sottolinearlo, in una nota, è Giuseppe Pedersoli, regista del docufilm La verità su La Dolce Vita, presentato alla Mostra del cinema di Venezia, in replica alle affermazioni di Rondi, che ha lamentato un presunto atteggiamento deliberatamente omissiorio e offensivo nei confronti del padre, il regista e sceneggiatore Brunello Rondi, all'interno dell'opera.
    "La pretesa del signor Rondi, che all'epoca non aveva visto il docufilm, peraltro ancora in fase di postproduzione, di avere il diritto di approvazione sul nostro lavoro - precisa tra l'altro Pedersoli - era richiesta inaccettabile. Non corrisponde al vero che io abbia detto che il signor Rondi sta cercando di farsi pubblicità, o di far pubblicità a suo padre, cosa peraltro legittima. Non corrisponde al vero che abbiamo cercato con lui un accordo, non abbiamo nessun accordo da fare. Ma soprattutto non corrisponde al vero che nel docufilm il nostro attore Petrucci dichiari che la sceneggiatura de La Dolce Vita sia stata scritta da Fellini, Flaiano e Pinelli, omettendo con mala fede da parte nostra, chissà per quale ragione poi, il nome di Brunello Rondi che appare come tutti sanno anche nei titoli del film di Fellini. Ciò che in realtà l'attore recita, nei panni di Giuseppe Amato, è che lui lesse all'Hotel Excelsior una sceneggiatura scritta da Fellini, Flaiano e Pinelli. Questo è documentalmente inconfutabile visto che abbiamo la sceneggiatura originale che Fellini consegnò ad Amato e ampio carteggio ufficiale, inclusi i contratti di acquisizione del progetto da parte di Amato, nei quali sono menzionati i nomi degli autori e non è indicato Brunello Rondi. Non vedo per quale motivo avremmo dovuto omettere o addirittura correggere l'autenticità di documenti originali, per soddisfare le pretese del signor Umberto Rondi, che non conosco e per il quale non ho motivi di astio". (ANSA).
   

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