Padrenostro, il terrorismo aria di famiglia

Claudio Noce dirige Favino e si ispira al padre vittima dei Nap

ROMA - Un evento così scioccante e poi tutto il tempo successivo, sospeso con la paura che ricapiti e che non sia finita lì, segnano per sempre anche se sei un bambino. Ha riannodato i suoi fili interiori, li ha rielaborati, fatti diventare altro, una storia per il cinema, Claudio Noce, il regista 45enne che alla Mostra del Cinema di Venezia (2-12 settembre) porta in concorso Padrenostro. Nel ringraziare per la selezione, Noce (Good Morning Aman, La Foresta di ghiaccio, Non Uccidere, 1994) ha rivelato che questo film "ha un significato particolare, è una vicenda ispirata alla mia famiglia".

Nel trailer diffuso da Vision, che distribuirà il film dal 24 settembre, si sente la parola 'eroe' pronunciata da una maestra a scuola e rivolta a Valerio, il ragazzino protagonista Mattia Garaci, riferendola al padre Alfonso. Poi le immagini polarizzate di colori saturi, i mitra passati veloci di mano in mano, il passamontagna di lana calato sul viso, un corpo rimasto a terra riportano indietro negli anni. Il film non sarà certamente quello che è successo alla famiglia Noce, ma piuttosto quello che il regista ha respirato. Ricordando quei giorni, ha rimesso insieme con coraggio quei momenti bui dell'Italia sotto il giogo del terrorismo, sotto la cappa del terrore, svelando, rielaborando anche terapeuticamente il suo vissuto non certo facile. E gli anni di piombo sono diventati anche la storia di un'amicizia ad altezza bambino mentre i grandi si facevano la guerra, per davvero.

Nel film, scritto da Noce con Enrico Audenino, ambientato nel 1976, a Roma si racconta la vita di Valerio sconvolta quando, insieme alla madre Gina (Barbara Ronchi), assiste all'attentato ai danni di suo padre Alfonso (Pierfrancesco Favino) da parte di un commando di terroristi. Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia. Ma è proprio in quei giorni difficili che Valerio conosce Christian (Francesco Gheghi), un ragazzino poco più grande di lui. Solitario, ribelle e sfrontato, sembra arrivato dal nulla. Quell'incontro, in un'estate in Calabria carica di scoperte, cambierà per sempre le loro vite.

L'attentato ci fu eccome, il 14 dicembre 1976, e fu un'azione di guerra dei Nuclei armati proletari decisi ad uccidere, proprio all'uscita della sua abitazione a Monteverde, il vicequestore Alfonso Noce responsabile della sezione antiterrorismo di Lazio e Abruzzo, come dicono i giornali dell'epoca. L'attentato provocò il ferimento alle gambe di Noce, l'uccisione di uno dei due poliziotti della scorta, il 24enne agente Prisco Palumbo, e un terrorista, Martino Zichitella, colpito per errore. Una volta rintracciati, i membri del Nap ebbero due condanne all'ergastolo. I Nuclei armati proletari, come si usava all'epoca, rivendicarono l'azione, diretta ad uccidere 'il boia dell'Sds', ossia il servizio di sicurezza, il corpo di polizia speciale nato sotto il ministro Cossiga per far fronte all'emergenza terroristica e diventato poi Nocs. Rileggere oggi quel volantino mette ancora i brividi. Si accusava Noce di essere ad esempio il mandante dell'omicidio di Annamaria Mantini dei Nap, di essere carceriere e assassino. La rivendicazione si concludeva con una minaccia con cui Claudio Noce, il ragazzino Valerio del film, deve aver convissuto una vita: "La condanna a morte che i proletari hanno sentenziato è stata soltanto rinviata. I proletari hanno tanta pazienza e lunga memoria".

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