Moviement Village, il cinema riparte all'aperto

Si punta a 200 strutture attive da 1/7. Rutelli, grande fermento

In attesa del ritorno nelle sale ("speriamo di poter riaprire anche i cinema come in gran parte d'Europa, entro l'estate" spiega all'ANSA Luigi Lonigro, presidente dei distributori dell'Anica), il cinema sul grande schermo torna all'aperto con Moviement Village, progetto nazionale che punta a rimettere in rete "tutte le arene già esistenti e attive, circa 100; riattivare quelle che non facevano programmazione, circa 80, più strutture multifunzionali come i cinevillage". L'obiettivo è raggiungere un minimo 200 strutture all'aperto" sottolinea Lonigro. Per ogni 100 arene attivate, si stima un impiego di circa 600 addetti e lavoratori direttamente implicati per arrivare, grazie all'indotto generato, fino a 3000 unità.

"C'è un grande fermento positivo tra gli esercenti e un forte contributo dei distributori - aggiunge Francesco Rutelli, presidente dell'Anica -. Confidiamo che questo progetto possa funzionare in tutta Italia". Ora si attendono "i protocolli e i tempi che ci verranno dettati dall'autorità sanitaria, ma con il progetto si è pronti a partire dal primo luglio", dice Lonigro. Ideato dall'Anec con la partecipazione di Anica, sezione distributori e produttori, con Accademia del cinema italiano David di Donatello, Moviement Village ha il sostegno della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Mibact, il patrocinio di Anci e la collaborazione di Anac, 100Autori e Nuovo Imaie. Partecipano anche l'Associazione Presìdi del libro, Associazione Librai Italiani, Cepell - Centro per il Libro e la Lettura.

Con il lockdown c'è stata la chiusura di oltre 4000 schermi e la sospensione dal lavoro di oltre 6mila addetti diretti: "Solo in termini di box office, si sono persi finora circa 120 milioni di euro di incassi - ricorda il presidente dei distributori dell'Anica - perdite che ricadono su tutta la filiera... un disastro totale". Moviement Village comunque "non è alternativo alla riapertura delle sale, che resta l'obiettivo primario a cui stiamo lavorando". Nelle strutture all'aperto verranno programmati una selezione di titoli usciti prima del lockdown, molti film usciti negli ultimi mesi direttamente sulle piattaforme (da Trolls World Tour a Tornare), "quindi ancora inediti sul grande schermo" e, grazie alla collaborazione con i David, le opere candidate e premiate dall'edizione 2020 (si scopriranno i vincitori l'8 maggio) alla presenza anche di autori e talent. Si spera che anche in Italia le sale possano riaprire entro l'estate (in gran parte d'Europa si riparte a luglio). Solo nei cinema per questo "si vedranno i nuovi blockbuster più attesi, come Tenet di Christopher Nolan o Mulan nella versione live action. Per ricominciare avremo bisogno di una proposta molto molto forte, anche di cinema italiano", aggiunge ancora Lonigro. Sulla riapertura "prevale da parte dei responsabili tecnico-scientifici in Italia la massima prudenza. E non possiamo che rispettarla, anche perché le persone hanno il diritto di andare al cinema in tutta serenità" commenta Rutelli.

"Vogliamo che il pubblico venga tutelato in ogni modo, saremo attentissimi" aggiunge Lonigro. Si spera "già da fine maggio di conoscere i protocolli. Dal governo abbiamo segnali che stanno lavorando in modo intenso e costruttivo. Ci auguriamo che si tenga in considerazione anche da noi il concetto di distanziamento 'di gruppo', che sta già passando a livello internazionale. Una coppia o i componenti di una famiglia che vanno al cinema dovono potersi sedere accanto. Sarebbe molto utile per riportare le persone in sala e la riduzione dei posti così non sarebbe superiore al 50%, mentre con il distanziamento 'droplet', ad personam, attuato anche in italia per cinque giorni prima del lockdown, si arrivava a una disponibilità di posti di solo il 25% e non sarebbe sostenibile". E' prioritaria "anche la ripartenza delle produzioni - conclude Rutelli -. Verificando, prima di iniziare, tutte le condizioni di assoluta sicurezza, che assieme a tutte le associazioni della filiera cerchiamo di concordare con lavoratori, tecnici, attori. E sapendo che sarebbe un disastro se molte produzioni si spostassero all'estero, vista la situazione già drammatica in termini di lavoro e crisi delle imprese".

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