Cultura

Giotto, Mantegna e la pittura del '300 a Padova

Affreschi degli otto edifici e complessi monumentali del centro

Avrà portato fortuna quel bacio tra Anna e Gioacchino, i genitori di Maria, il primo mai rappresentato nella storia dell'arte e ancora conservato nei meravigliosi colori della Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto nei primissimi anni del Trecento, tra il 1303 e il 1305.
    Da oggi infatti tutto il ciclo pittorico di Padova Urbs Picta entra nella World Heritage List ed è Patrimonio Unesco, e oltre agli Scrovegni comprende gli affreschi degli otto edifici e complessi monumentali del centro della città.
    Il bacio-simbolo dell'amore di Giotto, che porta fino alla nascita di Cristo, è inserito in una scena del prezioso ciclo di storie della Madonna e di Gesù, più precisamente nell'affresco "L'Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta d'Oro" dove sono rappresentati i genitori di Maria che teneramente si abbracciano e si baciano innamorati dopo una lunga separazione.
    Quando Giotto fu chiamato a realizzare la cappella da Enrico degli Scrovegni, figlio di un ricchissimo usuraio, il pittore aveva già lavorato con i francescani di Assisi e di Rimini, ed era a Padova chiamato dai frati minori conventuali ad affrescare la sala del Capitolo, la cappella delle benedizioni e forse altri spazi nella Basilica di Sant'Antonio.
    L'aula si presenta ancora oggi magnifica, in un tripudio di colori, affrescata su tutte e quattro le pareti dalla base al soffitto in quattro fasce, per descrivere il tema della salvezza dall'Arcangelo Gabriele nel paradiso terrestre, fino a Cristo, passando per la storia di Gioacchino ed Anna e quelle della figlia Maria, dell'annunciazione e della Visitazione. Ma non è solo la meravigliosa Cappella degli Scrovegni che è valsa a Padova il prestigioso bollino Unesco.
    Nel ciclo pittorico trecentesco di Padova rientrano anche gli affreschi dei pittori della sua scuola nel Palazzo della Ragione, quelli di Giusto De' Menabuoi nella Basilica del Santo, e quelli di Mantegna nella chiesa degli Eremitani. I cicli pittorici inseriti nel sito seriale 'Padova Urbs picta' appartengono al periodo d'oro della città, prima della dominazione veneziana, dall'inizio alla fine del XIV secolo, in particolare dal 1302, momento dell'arrivo di Giotto a Padova, al 1397, anno di realizzazione dell'ultimo ciclo affrescato da Jacopo da Verona nell'Oratorio di San Michele. Si tratta del lavoro di artisti che con Giotto avevano già lavorato a Rimini, come Pietro e Giuliano da Rimini, a Guariento che opera alla metà del secolo, fino ad artisti come Giusto de' Menabuoi, Altichiero da Zevio e Jacopo Avanzi attivi negli anni Settanta e Ottanta, per concludere con Jacopo da Verona sul finire del secolo. E' il ciclo pittorico, della Basilica del santo che fu realizzato da Giusto de' Menabuoi tra il 1370 e il 1378, si estende sull'intera superficie muraria interna. Il Battistero del Duomo è stato recentemente restaurato dalle eccessive infiltrazioni d'acqua.
    Per quanto riguarda invece la chiesa degli Eremitani il Mantegna era arrivato a Padova negli anni 1448-1450, prima sempre a Padova aveva lavorato nella basilica di Sant'Antonio e nelle chiesa di Santa Sofia. In particolare l'opera ora inserita nel patrimonio Unesco è quella della Cappella degli Ovetari, purtroppo duramente bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale. Ad oggi di quelle figure gigantesche ed intense rimangono frammenti dal martirio e trasporto di San Cristoforo, e dell'Assunzione della Vergine. (ANSA).
   

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