Cultura

ANSA/ Dipinse il KKK, mostra Philip Guston va all'indice

Bufera su quattro musei che rinviano la rassegna

(di Alessandra Baldini) (ANSA) - NEW YORK, 02 OTT - In un'America divisa da tensioni razziali come mai nell'ultimo mezzo secolo, è bufera su "Philip Guston Now", una nuova retrospettiva dedicata uno dei più influenti pittori americani del dopoguerra che avrebbe incluso alcuni controverse immagini di membri del Ku Klux Klan.
    La mostra sarebbe dovuta approdare alla Tate Modern il prossimo anno prima di fare tappa alla National Gallery di Washington e ai Musei di Fine Arts di Boston e Houston.
    Programmata da anni, è stata rinviata al 2024 per consentire che "il potente messaggio di giustizia sociale e razziale" dell'artista "possa essere più chiaramente interpretato".
    Guston, uno dei primi espressionisti astratti tornato negli anni Sessanta a uno stile figurativo, dipinse il KKK negli anni Trenta e poi di nuovo negli anni Sessanta, ispirato dalle proteste per i diritti civili. "Sono autoritratti. Li immagino come se fossi io sotto il cappuccio. L'idea del male mi affascinava", disse una volta l'artista, morto a Woodstock nel 1980 a 66 anni.
    "La ricezione sbagliata di questo tipo di opere rischia di oscurare la totalità del suo lavoro e della sua eredità", si legge nella dichiarazione congiunta dei quattro musei. La mostra sarebbe dovuta arrivare sulla scia di altre rassegne importanti dedicate a Guston: dopo quella del 2004 alla Royal Academy, nel 2017 alle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
    Centoventicinque dipinti e 70 disegni da 40 collezioni pubbliche e private avrebbero dovuto raccontare le tappe di una carriera di 50 anni cominciata studiando Giorgio de Chirico e il Rinascimento italiano: Guston visse a Roma come borsista all'Accademia Americana subito dopo la seconda guerra mondiale e poi come artista "in residence" nel 1970.
    L'eccesso di prudenza da parte dei musei ha provocato furiose reazioni nel mondo dell'arte. Il curatore della mostra alla Tate, Mark Godfrey, si è dissociato "dalla volontà di mostrarsi sensibili alle presunte reazioni di certi spettatori e al timore di proteste". Si è unito alla levata di scudi Jason Farago, il critico del New York Times che ha definito la decisione "codarda" e "persino peggiore di quella che alla fine degli anni Ottanta portò a censurare Robert Mapplethorpe".
    Un centinaio di artisti, curatori e galleristi, tra questi molti afro-americani, in una lettera aperta al Brooklyn Rail hanno chiesto un ripensamento. "Profondamente rattristata" anche la figlia dell'artista, Musa Mayer, che ha a sua volta ricordato che suo padre non era affatto razzista. "Aveva visto il terrore razziale da bambino, quando a Los Angeles il KKK marciava apertamente nelle strade. Con questa serie di lavori osò svelare la colpevolezza dei bianchi". Guston veniva da una famiglia di immigrati ebrei scampati ai pogrom in Ucraina, ha detto la figlia: "Sapeva bene cosa significa l'odio". (ANSA).
   

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