A Mantova riapre la Camera degli Sposi

Capolavoro Mantegna torna a splendere dopo restauri post sisma

(ANSA) - MANTOVA, 2 APR -Una camera nella camera. E' la Camera degli sposi che Andrea Mantegna, pittore di corte dei Gonzaga , aveva ricavato tra il 1465 e il 1474 nella torre nord est del castello di San Giorgio, eretto dall'architetto militare Bartolino da Novara alla fine del Trecento. Un complesso di affreschi in cui il pittore ritraeva la famiglia di Ludovico II Gonzaga, marchese di Mantova, in una sala, intenta - dicono gli studiosi, ma non tutti sono d'accordo - a commentare l'arrivo di una lettera della duchessa di Milano Bianca Maria Visconti. Sopra la nobildonna, da un oculo che si perde nell'azzurro del cielo, si affacciano putti e animali che guardano la scena.

Un capolavoro che per tre anni, salvo sporadiche aperture, è rimasto nascosto al pubblico a causa del terremoto del maggio 2102 che aveva gravemente danneggiato sia il castello che l'annesso palazzo Ducale. E che oggi ritorna a vivere dopo lunghi lavori di consolidamento antisismico sulla torre e di 'cura' delle piccole crepe aperte sugli affreschi dalle scosse. Domani la Camera Picta riaprirà al pubblico, ma le visite, data la delicatezza del complesso monumentale, saranno ancora contingentate, al massimo 1.500 visitatori al giorno a gruppi di 25 persone. "Oggi è un giorno importante sia per Mantova che per l'Italia che riavrà uno dei capolavori del Rinascimento", ha detto il ministro di beni culturali e turismo Dario Franceschini, intervenuto alla cerimonia di inaugurazione e rimasto estasiato, durante la visita riservata alle autorità, di fronte a quegli affreschi a cui Mantegna ha dato luce e prospettive inusuali per l'epoca e sorprendenti quasi 600 anni dopo. A seguire i lavori di consolidamento, costati diversi milioni di euro, è stata Giovanna Paolozzi Strozzi, sovrintendente ai beni storici di Mantova sino a qualche mese fa e adesso responsabile del polo museale regionale del Piemonte. "Il terremoto - ha detto - è stata l'occasione per spacchettare il percorso museale in tre parti".
   

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