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Dalla manovra 150mln per le fondazioni, la lirica tira il fiato

Anfols, bene governo con nuovo fondo, in 2020 perdite per 60 mln

(ANSA) - ROMA, 29 OTT - "Dal governo un segnale davvero molto importante che per la prima volta affronta il grande e da sempre irrisolto tema della patrimonializzazione delle Fondazioni liriche italiane". Alla scrivania del suo studiolo nello splendido Teatro Massimo di Palermo, il sovrintendente Francesco Giambrone rilegge l'ultima bozza del testo per la manovra finanziaria e un po' sorride. I 150 milioni di euro in due anni che l'esecutivo sembra avere messo sul piatto per le Fondazioni liriche italiane appaiono davvero come la mano tesa che in tanti, dai teatri più blasonati d'Italia chiedevano da tempo.
    L'ultimo appello l'aveva in qualche modo lanciato proprio lui poche settimane fa, quando nella veste di presidente dell'Anfols, l'associazione che riunisce 12 delle 14 fondazioni italiane (Il teatro alla Scala di Milano e Santa Cecilia a Roma fanno parrocchia a sé) è stato ascoltato a Montecitorio dai deputati della commissione cultura impegnati in una indagine conoscitiva. "La pandemia rischia di mettere in discussione il percorso virtuoso imboccato negli ultimi anni ", aveva esordito, la crisi è stata durissima, nonostante i ristori dello Stato, che pure ci sono stati. I conti sono presto fatti: 60 milioni le perdite complessive nel 2020, 20 milioni i ristori. Molto graditi, certo ("Per noi un segnale importante") ma non sufficienti. Le fondazioni hanno reagito e fatto quadrato, notava Giambrone, ricordando le tante iniziative di streaming avviate durante il lockdown per mantenere saldi i rapporti con il pubblico. Ma le criticità che c'erano anche prima del virus sono rimaste e ora vanno affrontate. Al primo punto la definizione senza ambiguità della natura giuridica, ripete oggi all'ANSA "perché le Fondazioni liriche continuano ad operare in una condizione ambigua in cui non è chiaro quando sono pubbliche e quando sono private". E per certi versi, dice, "prendiamo il peggio del pubblico e il peggio del privato". Serve chiarezza, insomma, e una strada c'è, quella di mettere insieme "in un unico testo giuridico tutte le norme che si sono stratificate negli anni in maniera spesso contraddittoria, facendo chiarezza in modo definitivo". Non meno dolente, però, è anche il tema del debito pregresso: "Sulle fondazioni grava un debito complessivo di 350 milioni che ne rende molto complessa la gestione virtuosa", spiega, "negli anni proprio grazie all'azione di risanamento che tutti abbiamo portato avanti questo peso è diminuito, ma c'è". Ecco quindi che i 150 milioni offerti dallo Stato con la manovra di bilancio aiutano davvero molto.
    Tant'è, i temi sul tavolo, ripetuti via via in questi giorni alla Camera dai molti dei soprintendenti ascoltati nella inchiesta nata dall'iniziativa del democratico Michele Nitti (che di mestiere fa proprio il direttore d'orchestra) sono anche altri. A partire dai finanziamenti erogati ogni anno dal Fus, il fondo unico per lo spettacolo, che il mondo della lirica e della musica sinfonica ( su questo tasto battono tanto anche il teatro alla Scala e Santa Cecilia) vorrebbe avessero un respiro triennale: "Siamo rimasti l'unico settore dello spettacolo dal vivo a non averlo", dice ancora Giambrone, anche questo costringe le gestioni a fare i salti mortali." Senza parlare del contratto nazionale scaduto da vent'anni .
    La crisi c'è ancora, insomma, anche se tutti i teatri italiani hanno ormai i conti in equilibrio, fa notare il presidente Anfols, la stagione degli sprechi e dei privilegi, assicura, "è ormai alle spalle". Anche il peggio della pandemia per fortuna sembra essere passato. La ripresa però, insistono un po' tutti i sovrintendenti ascoltati fino ad oggi alla Camera, deve essere sostenuta: "Il 2022 sarà ancora un anno di passaggio verso una nuova normalità", ribadisce Giambrone. Lui ai deputati ha chiesto che le misure adottate in questi mesi per sostenere il settore vengano confermate per il prossimo anno, "Prima del 2024 sarà difficile tornare agli incassi di prima della pandemia". Richiesta che in parte sembra essere stata accontentata, con l'istituzione in manovra del Set, il fondo per il sostegno economico temporaneo destinato ai lavoratori dello spettacolo che il governo Draghi ha riempito con 20 milioni di euro per il 2022 e poi dal 2023 con 40 milioni l'anno. Parlare aiuta, l'idea dei teatri-carrozzone, ancora così diffusa nella testa dei politici, tanto da spingere il deputato Nitti a convocare a Montecitorio tutto il mondo delle fondazioni (dopo i sovrintendenti sarà la volta dei sindacati, l'indagine si dovrebbe chiudere entro dicembre) sembra essere superata.
    Giambrone sorride: ai deputati ha chiesto anche di ripartire da un patto di fiducia tra la politica, il governo e i teatri "noi sentiamo la responsabilità di svolgere un servizio pubblico. Se potessimo sentirci non solo controllati ma anche valorizzati per quello che possiamo dare al Paese non solo in termini di crescita culturale anche in termini di occupazione e sviluppo, di inclusione sociale, di sviluppo del territorio.. beh, credo sarebbe importante per tutti". (ANSA).
   

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