Woody Allen torna in analisi con Rifkin's Festival

In Italia dal 6 maggio a rischio uscita negli States

(ANSA) - ROMA, 30 APR - Woody Allen va in analisi con RIFKIN'S FESTIVAL. Non che non lo avesse mai fatto in tutti i suoi film, ma questa volta è diverso anche forse per il momento non facile della sua vita che questo ultimo lavoro in parte riflette. Tante citazioni, il mondo del cinema coi suoi vezzi, capricci e fragilità messo sotto sopra e poi tanto spleen di chi, ora più che mai "non si sente troppo bene" e ha un'educazione ebraica con cui fare i conti.
    Il film, proposto da Vision Distribution nei soli cinema italiani dal prossimo 6 maggio, non è detto però che approdi negli Stati Uniti. Coproduzione Italia-Spagna realizzata da The Mediapro Studio, Gravier Productions e Wildside, RIFKIN'S FESTIVAL, dopo aver debuttato a settembre al Festival di San Sebastian (dove la storia è ambientata), è uscito poi nelle sale spagnole a ottobre, e a dicembre in quelle russe e olandesi, ma non ha ancora una distribuzione in Usa dove la figura del regista è in ombra per la vicenda di Dylan, sua figlia adottiva, che afferma di aver subito da bambina abusi da lui.
    Vera antologia alleniana, il film ha come protagonista Mort Rifkin (Wallace Shawn, perfetto alter ego di Allen, bruttino, buffo, ma anche saldamente narciso), ex professore di storia del cinema sposato con Sue (Gina Gershon), una donna troppo bella per lui e sgomitante addetta stampa di cinema.
    Ora, per un professore di cinema andare per la prima volta a un festival è emozionante, una vera festa, ma quando la moglie lo porta a quello di San Sebastian, in Spagna, Mort è subito preso dal legittimo sospetto che il rapporto di Sue con Philippe (Louis Garrel), giovane regista suo cliente, non sia solo professionale.
    Va detto che Philippe le antipatie le attira tutte. Bello, presuntuoso - ha come progetto quello di fare un film sul Medio-Oriente che a suo dire potrebbe portare finalmente la pace tra israeliani e palestinesi - è un regista che si sente d'avanguardia, ma non lo è, che si sente colto, ma non lo è, che mostra fastidio verso riconoscimenti per lui, ma poi li vuole e ci sguazza. Mort/Allen non mancherà di mettere in ridicolo tutto questo, ma nel frattempo non si "sentirà troppo bene", tanto da dover ricorrere a una dottoressa (Elena Anaya) troppo bella per non innamorarsene.
    Ma per Mort che deve superare il blocco di scrivere finalmente un romanzo - a patto che sia bello come uno di Dostoevskij se no non se ne fa nulla - c'è anche un mondo parallelo, immaginario, quello dei suoi film di riferimento. E qui Allen qualche piccola vendetta verso il cinema americano se la prende.
    "C'è chi crede ancora alla verità dei finali dei film di Hollywood - dice a un certo punto Mort -, per fortuna c'è quello europeo che ha reso il cinema adulto".
    Mille le citazioni di Allen dedicate al cinema, da Jules e Jim di Truffaut a L'angelo sterminatore di Bunuel e poi tanto Fellini, Godard, Bergman e Wells.
    In questo film, con direttore della fotografia Vittorio Storaro, scena cult quella della partita a scacchi di Mort con la morte (Christoph Waltz).
    Dopo alcune considerazioni mutuate dalla scena originale di Bergman, arrivano le indicazioni da naturopata della grande falciatrice, che dice al professore, per ritardare il loro prossimo definitivo incontro: "Fai sport, non fumare e mangia tanta verdura" . (ANSA).
   

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