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Vaiolo delle scimmie, l'appello degli scienziati: bisogna condividere i dati

Rendere subito pubblici e liberamente accessibili tutti gli studi scientifici disponibili, così come è stato fatto per Covid-19

 Per fronteggiare l'emergenza da vaiolo delle scimmie bisogna rendere subito pubblici e liberamente accessibili tutti i dati e gli studi scientifici disponibili, così come è stato fatto per Covid-19: a rivolgere questo appello agli editori delle riviste scientifiche sono scienziati di tutto il mondo, che vanno dagli esperti dell'Ufficio per la politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca ai consulenti scientifici della Commissione europea, passando per i leader scientifici di 20 Paesi tra cui Gran Bretagna, Germania, Italia, Canada, Israele, Giappone, Congo e Sud Africa (anche se in calce all'appello non vengono resi noti i nomi dei firmatari).
    "Una risposta coordinata e internazionale è essenziale per fermare la diffusione del virus e combattere l'attuale focolaio, oltre a proteggere le comunità a maggior rischio", scrivono gli esperti nella loro lettera aperta. "Come abbiamo visto con Covid-19 e con i precedenti focolai di Ebola e Zika, una componente fondamentale di una risposta coordinata è la rapida condivisione dei dati e dei risultati della ricerca. Sebbene siamo fortunati che il virus del vaiolo delle scimmie sia stato ben studiato e che esistano contromisure per prevenire e curare la malattia, questa è una situazione in evoluzione e c'è ancora molto da imparare per stare al passo con l'epidemia".
    Secondo gli esperti, "il mondo si trova in un momento critico in cui il contenimento e la mitigazione dei rischi del vaiolo delle scimmie sarà fondamentale per garantire che non diventi endemico in un'area più ampia del mondo e che non emergano nuovi serbatoi animali nei Paesi non endemici. Data l'urgenza della situazione, è particolarmente importante che gli scienziati e il pubblico possano accedere ai dati e ai risultati della ricerca il prima possibile. Questo include scienziati e funzionari della sanità pubblica dei paesi a basso e medio reddito". 
   

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