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A processo a Roma il regista Usa dell'inchiesta sul sangue infetto

Kelly Duda avrebbe offeso il pm dopo aver testimoniato in aula nel 2017

Ciò che avete fatto sarebbe una disgrazia nel mio paese, avrebbe detto, dopo aver testimoniato al processo sul grande scandalo del sangue infetto che fu impiegato anche in Italia per le trasfusioni. Per questo Kelly Duda, regista e giornalista americano autore di una celebre inchiesta in Italia, è accusato di "offesa all'onore o il prestigio di un magistrato". Ieri il processo è stato aggiornato al prossimo 13 luglio, davanti al giudice monocratico di Roma.

Duda è difeso in giudizio dall'avvocato Andrea Di Pietro dell'associazione Ossigeno nel processo nato da una frase che avrebbe detto al pm Lucio Giugliano dopo aver testimoniato, su richiesta delle parti civili, il 4 dicembre 2017 a una udienza davanti al Tribunale di Napoli del processo a carico tra gli altri dell'ex dirigente del ministero del Salute, Duilio Poggiolini. Quel processo si concluse con l'assoluzione di tutti gli accusati.

Il procedimento contro Duda è arrivato a piazzale Clodio per competenza e nella prossima udienza verrà ascoltato proprio Giugliano. L'imputato rischia una condanna fino a tre anni di reclusione.

L'associazione Ossigeno traccia così il ritratto di Duda: "è il produttore e realizzatore del celebre documentario Factor 8. The Arkansas Prison Blood Scandal. Questo documentario, uscito nel 2005, portò alla luce uno scandalo di dimensioni internazionali che ha chiamato in causa il comportamento spregiudicato in materia di controlli sanitari tenuto dalle autorità statunitensi e da aziende farmaceutiche di vari paesi, compresa l’Italia. Il documentario mostra come migliaia di malati che avevano ricevuto trasfusioni di emoderivati ottenuti a partire dal plasma infetto sono deceduti in quanto a loro volta infettati".

A seguito dell'inchiesta di Duda, 5500 canadesi che si erano ammalati a causa del sangue contaminato, nel 2006 avrebbero ottenuto un risarcimento di un miliardo di dollari da parte del governo federale canadese.

La notizia del processo romano è stata ripresa anche sulla stampa internazionale da testate come The Guardian che sottolinea come  l'accusa di "offesa all'onore o il prestigio di un magistrato" risalga all'epoca fascista e allarmi i sostenitori della libertà di espressione.

   

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