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Le Conversazioni Online su Djokovic

L'analisi di ANSA e DataMediaHub. Citazioni online a livello globale più di 2,8 milioni, da parte di oltre 262mila autori unici

La questione del campione di tennis serbo è esplosa quando è stata diffusa la notizia, il 4 gennaio scorso, di un permesso speciale che avrebbe consentito a Djokovic di scendere in campo agli Australian Open, grazie ad una non meglio specificata esenzione postata orgogliosamente sui social dal tennista stesso. Dopo l’intervento del Primo Ministro Australiano, il numero 1 del tennis mondiale si è visto rifiutare l’ingresso nel Paese e, dopo aver presentato ricorso, è rimasto rinchiuso in una struttura utilizzata per ospitare viaggiatori 'irregolari', tristemente nota per le precarie condizioni di cibo e manutenzione sino al giorno del processo, sino a ieri quando la star del tennis ha vinto la sua battaglia legale e un giudice australiano ne ha ordinato il rilascio. Se “il caso” potrebbe ancora non essere chiuso, poiché il Governo australiano si è riservato comunque di poter esercitare il proprio potere nel negare il visto, la questione ha avuto un eco mondiale.

Ecco che allora ANSA e DataMediaHub hanno analizzato le conversazioni online (social + news online + blog e forum) sul tema per comprendere quale sia stata l’opinione prevalente delle persone al riguardo. 

Sono state analizzate le citazioni online relative a Djokovic, dal 4 al 10 gennaio, sia a livello mondiale che quelle solamente in italiano. A conferma di quanto abbia avuto presa sull’opinione pubblica la questione, le citazioni online a livello globale sono state più di 2,8 milioni, da parte di oltre 262mila autori unici, i cui contenuti hanno coinvolto oltre 22,6 milioni di persone. Volumi che ottengono una portata potenziale ('opportunity to be seen') di oltre 58.358 miliardi di impression. Anche stimando ragionevolmente al 5% la portata effettiva rispetto a quella potenziale le impression, le esposizioni effettive a contenuti relativi al campione sono 2.917 miliardi circa, al lordo delle duplicazioni, grazie naturalmente all’ampissima copertura mediatica. Basta un’occhiata agli hashtag maggiormente associati alle conversazioni online su Djokovic per capire come, ahinoi, la questione si sia trasformata in uno scontro tra coloro che sono favorevoli al vaccino e chi invece è contrario, con moltissimi di questi tag in supporto del tennista.

Se questa è, in sintesi, il panorama generale, il nostro focus sulle conversazioni solamente in italiano offre ulteriori elementi al riguardo. Nella nostra lingua, le citazioni online a livello globale sono state più di 159mila, da parte di quasi 14mila autori unici, i cui contenuti hanno coinvolto oltre 1,6 milioni di persone. Volumi che ottengono una portata potenziale ('opportunity to be seen') di oltre 235,9 miliardi di impression. Anche stimando ragionevolmente al 5% la portata effettiva rispetto a quella potenziale le impression, le esposizioni effettive a contenuti relativi al campione sono 11,8 miliardi circa, al lordo delle duplicazioni. Anche nel nostro Paese è stata battaglia tra pro e no vax, come mostra la word cloud dei termini maggiormente ricorrenti, con “vinto il ricorso”, piuttosto che “Djokovic ha vinto”, a capeggiare. E infatti, come mostra l’infografica con il dettaglio dei dati della nostra analisi, vi sono picchi di sentiment positivo sia in coincidenza con il momento in cui il tennista ha ringraziato per il supporto ottenuto che dopo l’annuncio della sentenza che consente, allo stato attuale delle cose, al giocatore di restare in Australia.

Non a caso su Facebook, sempre in riferimento alle sole conversazioni in italiano, il post che ha generato il maggior numero di interazioni, e dunque il maggior coinvolgimento, è quello postato da Sgarbi in cui il critico d’arte inneggia a Djokovic. Però anche il post di ANSA, con la notizia sui dubbi e sulla competenza del Governo australiano relativamente alla scelta di non far entrare in Australia Djokovic genera un elevato livello di coinvolgimento.

Insomma, come nella guerra tra guelfi e ghibellini il “caso Djokovic” è diventato terreno di scontro tra chi pensa che la propria libertà individuale sia intoccabile e chi invece crede di poterne sacrificare una parte in nome del bene comune della collettività. Il fatto che al tempo stesso la notizia della condanna a quattro anni di reclusione per l'ex leader civile della Birmania, Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace, in una parte del processo a suo carico al termine del quale rischia decenni di detenzione, sia passata in secondo piano la dice lunga su quale sia la vera idea di ‘libertà’. Ma questa è un’altra storia ancora.

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