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  • Strage di Ardea, l'autopsia: i bambini uccisi da un colpo ciascuno

Strage di Ardea, l'autopsia: i bambini uccisi da un colpo ciascuno

E' quanto emerso dai primi risultati delle autopsie svolte presso l'istituto di medicina legale di Tor Vergata. Per il killer verranno svolti anche gli esami tossicologici

Sono stati raggiunti da un solo colpo di pistola ciascuno Daniel e David, i due bambini uccisi domenica mattina ad Ardea, in provincia di Roma. E' quanto emerge dai primi risultati delle autopsie svolte presso l'istituto di medicina legale di Tor Vergata. L'esame autoptico ha confermato che il più grande dei due bambini, di dieci anni, è stato colpito al petto, il più piccolo, di appena cinque anni, alla gola. Giovedi verrà svolta l'autopsia sul corpo del killer Andrea Pignani, per il quale verranno svolti anche gli accertamenti tossicologici.

I funerali dovrebbero esserci tra giovedì e venerdì, quello dei bimbi ad Ostia.

Intanto le indagini dei carabinieri vanno avanti per chiarire ogni aspetto. Sequestrati computer e cellulare di Pignani, l'ingegnere informatico che domenica mattina ha premuto il grilletto più volte nel comprensorio in riva al mare. Verranno effettuate verifiche per stabilire se ci siano all'interno elementi utili, se ad esempio l'uomo abbia avuto qualche contatto pregresso da cui si potesse intuire qualcosa.

A quanto ricostruito finora, il mondo del 35enne era praticamente limitato alle mura della sua stanza in cui trascorreva intere giornate. Una camera che sarebbe stata quasi inaccessibile agli altri. Poco più di un anno, a maggio 2020, dopo una lite con la madre in cui l'avrebbe minacciata con un coltello Pignani fu portato all'ospedale dei Castelli di Ariccia e sottoposto a «consulenza psichiatrica» per uno «stato di agitazione psicomotoria». A quanto emerso dagli accertamenti degli investigatori fu dimesso la mattina successiva con una diagnosi di "stato di agitazione - paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato" e fu affidato al padre.

Rimane al vaglio la posizione della madre dell'ingegnere per quanto riguarda la mancata denuncia della pistola di proprietà del marito che non fu denunciata alla sua morte, avvenuta nei mesi scorsi. La donna rischia l'accusa di detenzione abusiva di armi. La pistola, una Beretta modello 81 calibro 7,65 utilizzata dall'omicida, era detenuta regolarmente dal padre di Pignani, ex guardia giurata, ma alla sua morte non fu denunciata. "Non la trovavamo" si sarebbero giustificati i familiari. Ma la donna, essendo l'erede convivente del marito, avrebbe dovuto segnalare l'esistenza dell'arma anche se questa non era stata da lei ritrovata.

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