Save the Children, la povertà educativa è anche digitale

Per quella assoluta nel 2020 dati peggiori degli ultimi 15 anni

La povertà educativa è anche digitale, soprattutto in tempi di Covid. E' quanto emerge dall'approfondimento fatto nel nuovo rapporto di Save the Children 'Riscriviamo il futuro' di cui si parla in un incontro in programma sul sito ANSA.it.

Non sanno condividere uno schermo durante una videochiamata (l'11%), né scaricare un file da una piattaforma scolastica (il 29,3%), ma soprattutto non sanno proteggere se stessi nel mondo on line perché non sono in grado di creare una password sicura (10%) o tutelare la propria immagine (56,8%) o i propri contenuti e quasi la metà (46,1)% non riesce a distinguere una palese fake new. Anche se le ragazze risultano essere più in gamba dei ragazzi, in alcuni casi li distanziano anche di 8 punti percentuali. Sono i 13enni italiani, protagonisti della prima indagine pilota sulla povertà educativa digitale realizzata da Save the Children, in collaborazione con il Cremit, su un campione di 700 adolescenti di undici città. I risultati indicano che un quinto dei ragazzi (il 22% contro il 17% delle ragazze) non è in grado di rispondere correttamente a più della metà delle domande proposte per valutare le competenze sugli strumenti digitali, né tantomeno eseguire semplici operazioni, del resto quasi 1 ragazzo su 3 del campione non ha un tablet a casa e 1 su 7 neanche un Pc; l'82% spiega di non aver mai utilizzato prima della pandemia il tablet a scuola. Quasi un terzo (31,1%) pensa che l'età minima per avere un profilo sui social, ad esempio TikTok o Instagram, sia inferiore ai 13 anni. Circa il 7% è convinto che l'età per poter accedere ai social sia 10 anni o meno. Si tratta di un nuova povertà, denuncia l'ong, che si affianca a quella assoluta che nell'anno del Covid registra tra i minorenni il suo massimo storico degli ultimi 15 anni. Sono un milione e 346 mila pari al (13,6%), i bambini e gli adolescenti in poveri in Italia, 209mila in più rispetto all'anno precedente. Per il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi c'è la necessità di "un ampio superamento della povertà digitale che può creare nuove barriere non soltanto fra i ragazzi, ma tra i ragazzi e i loro genitori, tra i ragazzi e i loro nonni". Secondo Bianchi "l'acquisizione di competenze digitali è anche acquisizione di competenze sulla capacità critica" ed è per questa ragione che "bisogna avere una scuola che dia moltissima attenzione a quelle che nel dibattito internazionale si chiamano character skills cioè la capacità del vivere insieme" per combattere l'indifferenza ma anche la "strisciante pandemia che è l'individualismo". Studenti che in anno di Dad, davanti ai loro pc, secondo Save the Children si sono sentiti spesso spaesati e soprattutto "invisibili al mondo degli adulti e non ascoltati". E proprio far ascoltare la loro voce che Save the Children rilancia la campagna 'Riscriviamo il Futuro", che quest'anno vede proprio bambine, bambini e adolescenti come protagonisti assoluti, attraverso un Manifesto elaborato con il contributo dei ragazzi del Movimento Giovani Sottosopra, all'interno del quale si chiede agli adulti di provare finalmente a guardarli. E gli occhiali rossi sono proprio il simbolo della campagna che chiede a tutti di indossarli "per veder finalmente meglio i bisogni, le esigenze e i desideri dei ragazzi".

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