Estradizione ex terroristi italiani, convocazioni a giugno

Tutti hanno rifiutato il rientro in Italia

Si sono concluse le udienze per i 9 italiani ex esponenti di gruppi terroristici armati negli anni di piombo, davanti alla Chambre de l'Instruction della Corte d'appello di Parigi, dove è stata notificata loro - ad ognuno separatamente - la richiesta italiana e il calendario delle prime udienze.

Per tutti, convocazioni per entrare nel vivo dei processi per il mese di giugno.

Tutti i convocati - dal gruppo dei 10 fermati di una settimana fa manca sempre Maurizio Di Marzio, tuttora introvabile - erano presenti. E tutti hanno risposto "no" alla domanda della corte: "Lei, che oggetto di una richiesta di estradizione da parte della Repubblica italiana, vuole rispondere positivamente?".

Successivamente, sono state elencate tutte le accuse e le condanne da scontare in Italia, poi, ad ognuno, è stata offerta la possibilità di fare dichiarazioni. Uno ad uno, dal brigatista Sergio Tornaghi, chiamato per primo, a Luigi Alimonti, che ha chiuso la giornata, hanno rilasciato dichiarazioni diverse ma molto simili: dichiarazione di innocenza, eccezioni sulla procedura, elenco delle pene già scontate e delle sentenze in cui la loro estradizione è già stata negata dalla Francia in passato e insistenza sui 30, 35 o 40 anni di vita trascorsa in Francia.

Giorgio Pietrostefani, arrivato con un berretto e un loden verde, ha sottolineato di voler "ribadire" la propria innocenza; Marina Petrella ha insistito sulla sua permanenza in carcere 10 anni fra Italia e Francia, definendola "espiazione", insieme con "l'esilio" in Francia. Roberta Cappelli ha ringraziato la Francia per "l'accoglienza" che continua ad assicurare ai condannati degli anni di piombo in Italia.


   

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