Maturità 2020, l'esame sarà 'tradizionale' ma light

Prove 'reali', non 'a distanza'. Decreto in settimana per le novità

Un "esame leggero" ma con prove 'reali', non 'a distanza', che si stanno prevedendo in un provvedimento in fase di scrittura in queste ore: questa è la maturità a cui sta lavorando la titolare del ministero dell'Istruzione Lucia Azzolina. La stessa ministra ieri sera in una diretta Fb ha spiegato: "Ragazzi, so che attendete risposte sull'esame di Stato, ho letto tutte le vostre richieste. Abbiamo bisogno di un veicolo normativo: presto lo avremo e potremo dare risposte sull'esame di Stato e di terza media". E' necessario infatti derogare il decreto legislativo 62 del 2017 per poter fare qualsiasi tipo di modifica in vista della maturità e degli esami che concludono le scuole medie.


    C'è chi però come Elvira Serafini dello Snals nutre "grossi dubbi" che la maturità possa sostenersi con un ritorno dei ragazzi nelle classi. "Magari", sospira. E quindi si aprirebbe o la possibilità di uno slittamento della data - la prima prova dell'esame di maturità è fissata per il 17 giugno - o per un esame di stato in modalità 'a distanza'. Certo per ora è che si tratterà di una maturità 'light' con 6 commissari interni e uno esterno e molto probabilmente con una tesina al posto della seconda prova scritta che caratterizzi il percorso di studi, e senza tener conto delle prove Invalsi e dell'alternanza scuola lavoro che si sono potuti svolgere solo in minima parte o per niente affatto. Intanto oggi il Garante della privacy ha messo a punto un atto di indirizzo "nell'intento di fornire a scuole, atenei, studenti e famiglie indicazioni utili a un utilizzo quanto più consapevole e positivo delle nuove tecnologie a fini didattici": un testo che individua le implicazioni più importanti dell'attività formativa a distanza sul diritto alla protezione dei dati personali. Dunque sì alla didattica on line ma attenzione alla privacy.

E prosegue l'opposizione dei maggiori sindacati della scuola alla ministra che, nonostante la loro contrarietà, ha dato il via due giorni fa alle procedure con cui prof e personale tecnico della scuola possono richiedere il trasferimento. "La ministra pensa come se fosse all'opposizione.
    E' arrivato il tempo di abbandonare questo approccio sovranista e fondato sui social che, capiamo bene, per una parte della classe politica attuale è stato uno strumento vincente che ha portato anche bene in termini di risultati elettorali. Ma ben diverso è, invece, governare", attacca Pino Turi della Uil Scuola. "L'unica novità di quest'anno riguarda la possibilità di delegare a terzi, sindacalisti compresi, la compilazione delle domande di mobilità. Ma si tratta di una procedura che difficilmente può essere utilizzata", fa notare Rino Di Meglio della Gilda. Il ministero dell'Istruzione ricorda però che in questi primi due giorni, il dicastero ha ricevuto 1238 domande di mobilità che sono andate a buon fine, lo scorso anno erano 1107: "significa che il sistema sta funzionando", osserva Azzolina, che per il 1 aprile ha comunque convocato on line i sindacati della scuola: le forze politiche premono infatti per una ricomposizione della 'frattura'.

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