La scuola di periferia offre aiuto, con l'ausilio della rete

Preside e prof di un'istituto romano, ecco la nostra esperienza

Dal saluto whatsapp delle maestre tutte le mattine per i piccoli della scuola dell'infanzia fino alle 6 ore quotidiane di lezione di 30 minuti l'una per gli alunni più grandi. La storia dell'Istituto Comprensivo Via Baccano di Roma è quella di una scuola di frontiera alla periferia nord di Roma, con una forte presenza di alunni stranieri e con molte famiglie disagiate che è riuscita, nonostante tutte le difficoltà, a compiere velocemente il salto didattico della scuola online imposto dall'emergenza coronavirus. Ed ora dirigente e corpo docenti mettono la propria esperienza positiva a disposizione di altri istituti.


    La dirigente Cinzia Pecoraro ha deciso con i suoi colleghi di offrire la propria collaborazione dopo aver letto su un quotidiano di una collega che si è trovata davanti alla serrata di alcuni docenti che si rifiutano di fare scuola a distanza. "Abbiamo deciso di metterci a disposizione delle scuole che hanno bisogno di aiuto o di supporto in questo momento per realizzare la didattica a distanza visto che è chiaro che la scuola non ripartirà. I miei docenti sono disponibili a dare una mano, con indicazioni e consigli, tutoraggio e supporto ai colleghi che lo richiedessero.

    Penso che in questo momento la solidarietà sia una cosa molto importante per non sentirsi soli nelle difficoltà".

    "Mi dispiace per quei ragazzi e anche per i docenti, che rinunciando a fare una vera didattica a distanza, si precludono la possibilità di stare a fianco degli alunni per supportarli in un momento così difficile della loro vita, perché dare compiti e correggerli non è "fare scuola" come ci ricordano i ripetuti richiami della Ministra Azzolina", spiega.
    Dopo una prima fase di disorientamento l'istituto omnicomprensivo si è messo in moto ricorrendo subito ai messaggi WhatsApp e compiti sul Registro elettronico; la scuola dell'infanzia ha realizzato uno spazio dedicato sul sito della scuola mentre per la scuola primaria e secondaria di primo grado si è passati alla video-lezione fornendo a tutti i docenti uno strumento facile con tutorial e precise istruzioni per imparare ad usarlo. Contemporaneamente la scuola ha curato anche la comunicazione con le famiglie, che sono state guidate all'uso delle piattaforme.

    "La nostra più grande preoccupazione, conoscendo la situazione economica di tante famiglie, è stata quella di verificare quanti e chi seguisse le lezioni. A soli 3 giorni dall'inizio della didattica a distanza si è registrata la presenza del 90% degli studenti. Le difficoltà restano ancora tante. Abbiamo cominciato a dare i tablet e i pc della scuola in comodato d'uso, ne stiamo comprando altri con i fondi messi a disposizione dal Governo e stiamo lavorando per trovare soluzioni ai problemi di connettività. Dobbiamo cercare di garantire a tutti le stesse opportunità, perché quelle differenze sociali ed economiche che in classe si mitigano nella scuola on line si ingigantiscono".

    "Cosa abbiamo imparato da questa storia?", conclude Cinzia Pecoraro: "Primo: che uniti ce la faremo, perché i docenti più esperti si sono stretti intorno a chi aveva problemi e insieme sono riusciti a risolverli. Secondo: che i ragazzi sono più motivati e responsabili di prima e hanno voglia di scuola se i piccoli abbracciano il computer quando vedono la loro maestra che dà il buongiorno". "Per questo la nostra esperienza può essere di aiuto ad altre scuole: noi siamo a disposizione per un supporto".

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