• Ecofin, Padoan: "Riconosce che il patto di stabilita' e' complicato"

Ecofin, Padoan: "Riconosce che il patto di stabilita' e' complicato"

Da Ue non c'è segnale contrario alla flessibilita', risposta a breve

L'Italia comincia a vedere i primi risultati dell'azione condotta su più fronti all'interno dell'Ecofin. Intanto, viene stoppata l'offensiva tedesca sul tetto ai titoli di Stato delle banche. Passano poi non solo l'idea di una revisione delle regole della sorveglianza dei conti pubblici, troppo complicate e poco trasparenti, ma anche l'esplicita richiesta di Roma e di altri sette Paesi di rivedere le modalità di calcolo della crescita potenziale, o 'output gap', che potrebbe avere un beneficio immediato sui conti italiani. Buone notizie anche sul fronte flessibilità: "Non ho nessuna ragione per ritenere che la flessibilità richiesta non sia concessa, il dialogo con la Commissione come al solito va molto bene", ha detto il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan. La risposta sulla flessibilità dovrebbe arrivare intorno a metà maggio e "fino ad adesso non abbiamo avuto sicuramente segnali contrari", ha spiegato Padoan. Di certo, aiuta il fatto che la Commissione abbia da poco sdoganato la flessibilità per le spese antiterrorismo, e che l'Ecofin abbia rotto il tabù della revisione delle intricate regole della sorveglianza, legate a indicatori difficilmente controllabili dai ministri dell'economia e non sempre affidabili, come il deficit strutturale.

"I Paesi riconoscono all'unanimità che il Patto così com'è è difficile da gestire, da comunicare e quindi da giustificare da parte dell'opinione pubblica", ha spiegato Padoan, convinto che sia anche "poco flessibile e si adatta male all'economia che cambia". La Commissione, su mandato dei ministri, lavorerà a ridurre e semplificare gli indicatori su cui oggi si basa per decidere se un Paese rispetta o no il Patto di stabilità. "L'intenzione è di concentrarci più su ciò che è veramente nelle mani dei ministri dell'economia, cioè l'evoluzione della spesa primaria e le misure che creano ricavi", ha detto il vicepresidente della Commissione e responsabile dell'euro, Valdis Dombrovskis. Gli esperti di Bruxelles lavoreranno anche ad una nuova valutazione dell'output gap. Nell'immediato, verificheranno la fattibilità di quanto propongono i ministri di Italia ed altri sette Paesi, cioè portare da due a quattro anni l'orizzonte temporale per la definizione della crescita potenziale, allineandolo al calcolo che questi Paesi utilizzano.

"Con il metodo attuale l'Italia è fortemente penalizzata, questo metodo crea disparità di trattamento e può innescare azioni da parte Ue non giustificate", ha detto Padoan, sottolineando che "se venisse applicato un altro metodo di calcolo, l'Italia sarebbe in pieno equilibrio di bilancio". Anche su questo punto il presidente dell'Eurogruppo e dell'Ecofin, Jeroen Dijsselbloem, dà ragione all'Italia. Ma poi sta con la Germania quando si passa alla discussione sulla revisione del rischio dei titoli di Stato delle banche. "La maggioranza dei Paesi si è dichiarata contraria" a porre limiti, ha detto Padoan, che guida la compagine di chi è convinto che iniziative in tal senso, invece di ridurre i rischi, "potrebbero addirittura aumentarli". Per Padoan la questione deve restare al Comitato di Basilea, mentre le priorità dell'Ue dovrebbero essere altre: schema di assicurazione sui depositi e 'backstop' pubblico per il fondo comune salva-banche.

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