Cronaca

Solazzi e Spacca in lista 'obiettivi' terroristi neri

Inchiesta procura L'Aquila. 14 arresti e 50 perquisizioni in diverse regioni

Stefano Manni si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Franco Montanaro ha respinto ogni addebito e ha negato ogni accusa. È durata poco l'udienza di garanzia davanti al gip di Pescara Nicola Montanaro per i due neofascisti arrestati due giorni fa nell'operazione "Aquila Nera". Il legale di Montanaro, Gabriele Torello, ha presentato istanza di scarcerazione per il suo assistito, mentre ogni azione successiva per Manni verrà decisa al ritorno in Italia del legale titolare della sua difesa, l'avvocato ascolano Mauro Gionni, salito alle cronache per essere stato il legale di parte civile della famiglia di Melania Rea, uccisa nel 2011 a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), moglie del caporalmaggiore dell' Esercito Salvatore Parolisi che per uxoricidio è stato condannato a 30 anni in Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila. "Tutta colpa di Facebook, aderivo alle idee del gruppo, applaudivo e apprezzavo i commenti, ma non mi sono mai reso conto della pericolosità del gruppo, è stata una mia dabbenaggine". Si è difeso così in aula davanti al gip, Nicola Montanaro, Emanuele Pandolfina, uno degli arrestati nel blitz contro i neofascisti di Avanguardia Ordinovista. Come ha riferito il legale di Pandolfina, Antonio De Blasio "il mio assistito non si è reso conto fino in fondo di cosa stava accadendo, non è un violento, anzi ha anche detto di avere cura degli animali e di accogliere gatti per strada - ha proseguito De Blasio - al giudice ha detto che se avesse letto l'ordinanza e le intercettazioni mai e poi mai sarebbe entrato nel gruppo". Pandolfina entra però nell'inchiesta come possibile basista per un furto di armi a un collezionista, ma il legale ha raccontato che "c'era questa ipotesi, ma lui non sapeva assolutamente che cosa ci avrebbero dovuto fare e non se l'è neanche chiesto: io lo conosco bene, ha piccoli precedenti, ma non ha mai fatto atti di violenza". Al termine dell'udienza l'avvocato De Blasio ha chiesto per il suo assistito la trasformazione degli arresti in carcere ai domiciliari.

Nella 'lista rossa' anche Spacca e Solazzi - "Ringrazio tutti coloro che, dopo aver appreso dalla stampa dei deliranti progetti di Avanguardia Ordinovista, in queste ore stanno esprimendo parole di solidarietà e vicinanza. Grazie''. Così il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca sul suo profilo Facebook dopo la notizia della 'lista rossa' con obiettivi da colpire, fra cui lo stesso Spacca e il presidente del Consiglio regionale marchigiano Vittoriano Solazzi, sequestrata in casa di uno degli indagati dalla procura dell'Aquila. 

''Non ho mai saputo nulla di queste minacce. Mi ha fatto impressione leggere il mio nome fra quelli di possibili bersagli terroristici: mi auguro che sia venuto fuori adesso, non prima. Anche perché noi viaggiamo senza scorta, né particolari protezioni o cautele nei nostri spostamenti''. Il presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi ha saputo stamani di essere insieme al governatore Gian Mario Spacca uno dei 14 'obiettivi' dei terroristi neofascisti di 'Avanguardia Ordinovista', il movimento eversivo disarticolato ieri dai carabinieri del Ros nell'ambito di un'indagine coordinata dalla procura dell'Aquila. Indicato come 'pres. cons. reg. Marche', Solazzi (come i 'governatore Marche', 'governatore Abruzzo', 'governatore Molise' e i presidenti dei Consigli regionali di Abruzzo e Molise), figura nella 'Lista rossa' sequestrata a casa di uno degli arrestati, Luigi Di Menno, ora ai domiciliari.  ''Possono essere dei mitomani - dice Solazzi - ma sono persone che vivono in questo territorio, hanno un disegno criminoso e armi a disposizione''.

Nessuna informativa sull'indagine è giunta finora alla Prefettura di Ancona

I neofascisti arrestati nell'inchiesta dei pm dell'Aquila si proponevano il "compimento di atti di violenza (tramite attentati a Equitalia, magistrati e forze dell'ordine) al solo fine di destabilizzare l'ordine pubblico e la tranquillità dello Stato". Lo si legge negli atti del procedimento. Alcuni degli indagati ipotizzavano "forti azioni nei confronti di esponenti dello Stato (ministri della Repubblica, rappresentanti delle Forze dell'Ordine o magistrati): "1-10-100-1000 Occorsio (pm ucciso nel '76 ndr) e di Enti pubblici".

Il piano degli indagati nell'ambito dell'operazione del Ros che ha portato agli arresti disposti del gip dell'Aquila era "basato su un doppio binario": "da un lato atti destabilizzanti da compiersi su tutto il territorio nazionale e dall'altro un' opera di capillare intromissione nei posti di potere, tramite regolari elezioni popolari con la presentazione di un loro "nuovo" partito".

I DETTAGLI DELL'INDAGINE: al vertice del gruppo "Avanguardia ordinovista" che si rifaceva a Ordine Nuovo gli inquirenti collocano Stefano Manni, 48 anni, residente a Montesilvano (Pescara) che è accusato di aver "utilizzato il web, ed in particolare Facebook, "come strumento di propaganda eversiva, incitamento all'odio razziale e proselitismo". Manni aveva anche progettato la costituzione della "Scuola Politica Triskele", legata alla creazione del "Centro Studi Progetto Olimpo", per organizzare incontri politico-culturali in varie località italiane, nonché i cosiddetti "campi hobbit", come accadeva a cavallo tra gli anni '70 e '80. 'Avanguardia ordinovista' intratteneva contatti con altri gruppi di estrema destra con cui, secondo i militari del Ros, intendeva" unirsi nel processo di destabilizzazione e lotta politica" quali i "Nazionalisti Friulani", il "Movimento Uomo Nuovo" e la "Confederatio ".

Il gruppo di eversivi aveva un luogo di 'venerazione' posizionato in una località della costa abruzzese. Gli investigatori inquirenti mantengono il più stretto riserbo sulla località.

 "E' giunto il momento di colpire, ma non alla cieca". Sono le parole di Stefano Manni, 48 anni, considerato dagli inquirenti al vertice del gruppo "Avanguardia ordinovista' che si rifaceva a Ordine Nuovo, arrestato dai Carabinieri nell'operazione "Aquila Nera" (ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI). Colpire ma "non come alla stazione di Bologna, tra l'altro non attribuibile a noi", "vanno colpite banche, prefetture, questure, uffici di Equitalia, con i dipendenti dentro", spiega Manni. "E' arrivato il momento di farlo, ma farlo contestualmente. Non a Pescara e poi fra otto mesi a Milano". "Poi - conclude - credo che la via dell'Italicus sia l'unica percorribile", alludendo all'attentato terroristico compiuto nella notte del 4 agosto 1974 a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna sul treno espresso Roma-Monaco di Baviera, in cui morirono 12 persone ed altre 48 rimasero ferite.

Armi in Slovenia, kalashnikov come 'caramelle' (ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI). 'Quanto costano le caramelle? Mille l'una. Ne hanno cinque'. E' uno stralcio di una conversazione telefonica intercettata dai Ros dei Carabinieri, tra Stefano Manni e Franco Grespi, entrambi arrestati nell'ambito dell'operazione "Aquila Nera". Le 'caramelle' sono armi, 'AK' dicono i due, alludendo all'AK-47, il fucile d'assalto sovietico meglio noto come kalashnikov.

IL BLITZ DEI CARABINIERI DEI ROS: 14 gli arresti in varie regioni italiane su disposizione della magistratura dell'Aquila nei confronti di un gruppo clandestino che, richiamandosi agli ideali del disciolto movimento neofascista "Ordine Nuovo", progettava "azioni violente contro obiettivi istituzionali". I militari hanno arrestato una persona a Milano ed hanno eseguito anche alcune perquisizioni nel capoluogo lombardo.

Le indagini partono da ipotesi di reato in Abruzzo e poi nella loro evoluzione coinvolgono altre regioni tra cui Lombardia, Piemonte Lazio e Campania. A quanto si appreso le perquisizioni sarebbe almeno 50.

Nell'ordinanza di custodia cautelare si contestano i reati di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico ed associazione finalizzata all'incitamento, alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Contestualmente agli arresti sono in corso delle perquisizioni a carico di altri 31 indagati.

Al centro delle indagini del Ros, riferiscono gli investigatori, un gruppo che sulle orme di "Ordine Nuovo" aveva messo in cantiere azioni violente nei confronti di "obiettivi istituzionali", allo stato non meglio precisati, utilizzando i social network come "strumenti di propaganda eversiva". I carabinieri hanno anche documentato i ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi, tramite una rapina già pianificata o mediante approvvigionamenti all'estero.

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