• La 'dolce morte', prima di Brittany tanti altri: da Welby ed Eluana

La 'dolce morte', prima di Brittany tanti altri: da Welby ed Eluana

Le morti assistite che hanno diviso le coscienze

La morte di Brittany Maynard, la 29enne americana malata di cancro morta per suicidio assistito dopo averlo annunciato al mondo, è l'ultimo di un numero di casi che hanno portato sotto i riflettori il dibattito sull'eutanasia in quest'ultimo decennio. Tra quelli che hanno fatto più clamore, il suicidio assistito di Lucio Magri, lo scrittore, giornalista e fondatore de 'il Manifesto' che nel 2011 a 79 anni, depresso per la prematura morte della moglie a causa di un tumore, decise di andare in una clinica in Svizzera (dov'è legale) per morire con l'aiuto di un medico.

Molto dibattuto in Italia, per le implicazioni etiche e politiche che ha avuto, anche in relazione al dibattito che si è creato, è stato il caso di Eluana Englaro, la donna di Lecco che, dopo un grave incidente stradale avvenuto nel 1992, era rimasta in stato vegetativo persistente fino alla sua morte nel febbraio del 2009. A seguito della richiesta del padre della donna di sospendere ogni terapia, dopo una lunga trafila legale una sentenza della Cassazione proprio nel 2009 stabilì l'interruzione del trattamento. Il dibattito sull'eutanasia si era riproposto, anche alla fine del 2006, quando Piergiorgio Welby militante Radicale e co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, affetto da distrofia muscolare, in una lettera aperta al presidente della Repubblica chiese il riconoscimento del diritto all'eutanasia.

Welby dopo aver chiesto che gli venisse staccato il respiratore che lo teneva in vita morì il 20 dicembre 2006 a seguito proprio del distacco del respiratore a opera del medico anestesista. Negli Stati Uniti fece scalpore il caso di Terri Schiavo, in stato vegetativo persistente (PVS) dal 1990, al cui marito Michael la corte suprema dello Stato della Florida diede nel 2005 il permesso di sospendere l'alimentazione forzata.

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