Sisma&Ricostruzione

Terremoto: avanti studi faglie che impattano su ricostruzione

Ridotte aree interdette alla ricostruzione, altre declassificate

(ANSA) - ANCONA, 13 LUG - Gli studi di approfondimento sulle faglie, sulle fratture della crosta terrestre superficiale che possono muoversi in un sisma e che interessano alcuni Comuni colpiti dai terremoti del 2016 impattando sulla ricostruzione, avanzano e portano buoni risultati. È quanto viene comunicato dalla struttura commissariale guidata dal commissario straordinario alla ricostruzione, Giovanni Legnini. Lo studio affidato all'Ingv, all'Ispra e alle Università del territorio, il primo realizzato su scala sistematica nell'ambito di una ricostruzione post sisma, ha infatti consentito di accertare la reale pericolosità di molte faglie conosciute e per gran parte della loro estensione, di ridurre ulteriormente le zone di rispetto e di attenzione, che costituiscono vincoli per la ricostruzione. "Abbiamo il dovere di ricostruire in sicurezza soprattutto dopo un terremoto, di verificare le fragilità del terreno che conosciamo e quelle che solo ipotizziamo, come i dissesti idrogeologici o le faglie, per liberare dai vincoli le aree non rischiose dove i cittadini attendono di ricostruire", ha detto il commissario Legnini, che ha anticipato oggi i risultati delle analisi ai sindaci dei Comuni di Norcia, Campotosto, Capitignano, Barete, Pizzoli, Montereale, Rieti, Leonessa, Rivodutri, Cantalice, Cittareale, interessati da questi fenomeni. Il lavoro condotto fin qui dai geologi delle Università di Camerino, L'Aquila, Chieti, dell'Ispra, coordinati dall'Ingv, ha consentito in generale un avanzamento delle conoscenze sul rischio sismico del territorio e di restringere le aree che altrimenti, in base alle linee guida per la gestione dei territori interessati dalle faglie attive e capaci, sarebbero state interdette alla ricostruzione. "Alcune faglie che si presumevano pericolose sono state declassificate, altre ancora sono state localizzate meglio, escludendo rischi per gli abitati", viene spiegato dalla struttura commissariale. Un'ultima fase degli studi, che sarà avviata dopo l'adozione di una nuova ordinanza nelle prossime settimane, si concentrerà sulle situazioni dove il potenziale di pericolosità delle faglie, che si estendono per diversi chilometri, deve essere ancora interamente accertato con trincee di scavi e analisi che richiedono un elevato grado di accuratezza. Gli interventi nelle aree che hanno bisogno di ricerche più approfondite, in particolare in alcuni Comuni abruzzesi e del Lazio, saranno al centro di un nuovo incontro tra Legnini e i sindaci, lunedì prossimo, a Capitignano (L'Aquila). (ANSA).

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