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>ANSA-REPORTAGE/In camper con Lagalla nell'inferno Palermo

L'Ansa in tour col candidato del c.destra, tra degrado e povertà

Redazione ANSA PALERMO

(di Alfredo Pecoraro) (ANSA) - PALERMO, 27 MAG - Per Duncan MacDougall 21 grammi è il peso dell'anima, che si perderebbe esalando l'ultimo respiro.
    Nel quartiere Noce di Palermo, 21 secondi è il tempo che può decidere la vita o la morte di un pedone al semaforo che da queste parti chiamano killer. Tredici ragazzi, nell'arco di pochi anni, hanno perso la vita in questo lasso di tempo, travolti dalle auto in transito: siamo in viale Regione siciliana, all'altezza di via Perpignano, l'asse che collega Palermo alle autostrade per Catania e Trapani. Nonostante i morti, questo semaforo continua a scandire 21 secondi: tararlo in modo differente per gli esperti congestionerebbe il traffico nell'intero asse, tutto dunque è lasciato alla buona sorte, nonostante progetti di sottopassi e ponti rimasti nel libro dei sogni e delle promesse.
    Il semaforo killer è una delle tappe toccate dal camper di Roberto Lagalla, candidato sindaco per il centrodestra. Per mezza giornata l'ANSA ha seguito il tour elettorale dell'ex rettore tra le strade della V circoscrizione: quasi 126 mila abitanti, il doppio di persone della città di Caltanissetta, che è capoluogo di provincia. Nel cuore della Noce, dove due giorni fa sono state arrestate nove persone per mafia, compreso il nuovo presunto capo mandamento, Lagalla ha incontrato gente, raccolto testimonianze e soprattutto ha potuto vedere coi propri occhi le condizioni disastrose di questo pezzo di città, abbandonato. Non c'è angolo dove non ci sia cumuli di immondizia, le erbacce ormai secche violentano le poche aree verdi diventate terreno di topi e scarafaggi. In un anfratto della Noce, a pochi passi dal semaforo killer, c'è un grande murales: è il volto di Agostino Cardovino, ragazzo di 16 anni travolto e ucciso due anni fa da un'auto. "Era una discarica - racconta il padre Gaspare a Roberto Lagalla - Abbiamo ripulito questo angolo, realizzando questa piazzetta intitolandola a mio figlio. Nessuno del Comune è mai venuto, la gente si è auto-tassata per recuperare questo spazio, ma vorremmo recintarlo, mettere un prato per fare giocare i bambini: in questa zona non c'è niente". Lagalla lo abbraccia.
    A pochi metri dalla piazza principale c'è la la Chiesa evangelica 'Fiume di vita': il presidente Maurizio Cascio accoglie il candidato. "Facciamo tutto da soli senza contributi, assistiamo 900 famiglie del quartiere distribuendo 1.800 sacchetti della spesa, grazie al Banco alimentare e a quello che ci danno al mercato", racconta Cascio, pastore di 500 fedeli assieme alla figlia Lidia di 32 anni. Nei sacchi ci sono pasta, pomodori pelati, minestroni in scatola, buste di latte e altri generi alimentari.
    Alla Noce non ci sono aree per attività sociali, non ci sono parchi, non ci sono spazi per lo sport. "Col Covid i poveri sono aumentati", racconta Vincenzo. In due soli patronati della zona vengono compilate una media di 30 richieste di reddito di cittadinanza al giorno, il tasso di dispersione scolastica qui è altissimo. La gente cerca di organizzarsi come può. In una strada vicino alla Chiesa si sta creando una mensa-self service con accesso libero per dare da mangiare ai poveri. Jolanda, che gestisce un bar, sussurra all'orecchio di Lagalla: "Lei verrà eletto professore., ma non si dimentichi della Noce: questo rione merita molto". Si risale sul camper. "Ma tutti quelli che urlano legalità dove stanno?", osserva l'ex Rettore pensando alle polemiche di questi giorni.
    A Passo di Rigano, la gente per strada ferma il candidato. "Io voto per lei, ma non diventi come Orlando: qui abbiamo bisogno di aiuto", dice Eugenio, fermo al semaforo con lo scooter.
    Lagalla viene accompagnato davanti al palazzone di via Dogali: qui un tempo c'era il Comando dei vigili urbani. Smantellato un anno fa, è rimasto solo un guardiano per evitare che lo stabile venga depredato. A pochi metri c'era la sede del Municipio, anche questa è stata chiusa. "Ora qui c'è il nulla - dice Giampiero - Vede quell'edificio? E' una scuola elementare, al calar della sera nel piazzale la gente va a drogarsi". Lagalla cala il capo. "Più giro e più sono colpito dai tanti problemi di questa città - riflette - Si parla tanto di legalità...ma è legalità questo degrado? E' legalità tutta questa povertà? E' legalità questa disperazione della gente?". A Borgo Nuovo il fallimento è l'immagine di due aree: il parco Tindari, con l'erba alta più di un metro e mezzo e i bambini costretti a giocare tra topi e zecche; e l'ex campo Fazzini in via Alia, qui sono cresciuti alcuni calciatori come Giorgio Corona, detto 're Gorgio', 258 reti in carriera negli anni Novanta, attaccante che fece sognare il Messina. Di quel campo non c'è più niente: dove un anno fa con 20 milioni di euro doveva nascere una cittadella della socialità e dello sport è rimasta una mega discarica: una carcassa d'auto bruciata, copertoni, divani, frigoriferi.
    (ANSA).
   

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