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La ribellione antimafia di Palermo va in scena al Massimo

I Vespri siciliani rivisitati da Emma Dante con maestro Wellber

Redazione ANSA PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 14 GEN - La stagione 2022 del Teatro Massimo di Palermo è dedicata al trentennale dalle stragi di mafia del 1992 e l'inaugurazione con "I vespri siciliani" di Giuseppe Verdi, il 20 gennaio alle 19:00, non fa eccezione.
    Quelli che nel 1282 furono i vespri a Palermo contro i francesi occupanti, diventano oggi la rivolta contro il malaffare, i mafiosi, il crimine che tanti lutti hanno causato alla città e all'Italia intera. Due i protagonisti: la regia di Emma Dante e la direzione di Omer Meir Wellber. Due diverse capacità innovative che si incontrano sul terreno di una Palermo che vedremo nelle scene di Carmine Maringola, le sue piazze, le strade che hanno visto il sangue dei martiri, ma anche la reazione del popolo del '92, l'indignazione e il dolore di un popolo oppresso, come e peggio del dominio angioino. Vedremo in scena le immagini dei giudici Falcone e Borsellini, gli uomini della scorta, Boris Giuliano, Peppino Impastato e tanti, troppi altri. In scena per la prima volta a Palermo, la versione originale dell'opera, in francese e in cinque atti, che secondo l'uso parigino voleva i ballabili a metà dell'opera. "Il Grand-opéra- dice all'ANSA il direttore Wellber - prevedeva circa 30 minuti di ballabili, servivano al corpo di ballo ma anche al pubblico che in quei 30 minuti mangiava, beveva, oggi per questa nuova produzione ho pensato di distribuire le danze là dove servono per la narrazione scelta da Emma Dante, dopo il duetto d'amore eseguiremo "la primavera", e "l'autunno" che è una sorta di tarantella, con tre strumenti: contrabbasso, fisarmonica e clarinetto. Ma è ovvio che tutte le note sono di Verdi, non ci sono incursioni di nessun tipo. E allora sentirete echi di Nino Rota, del Gattopardo, di Visconti". "I Vespri già dall'ouverture - prosegue il maestro -ci regalano una musica luminosa e trascinante. Si, è vero, non viene eseguita di frequente, dura un po' più di 4 ore, ma la durata non si sente perché ogni atto è diverso, ci conduce in un'altra atmosfera. Ogni compositore italiano ha la sua identità, quella di Verdi viene fuori da sottili ma profondissime linee melodiche, come nel prologo dell'aria più famosa "O tu Palermo, terra adorata". La cosa più importante è rispettare i ritmi autentici di Verdi che non sono quelli del facile valzer da parrocchia, ma quelli rigorosi, asciutti, coraggiosi, per nulla semplici".
    Nel quinto atto, al suonar delle campane del Vespro, scoppia la rivolta, con una annunciata sorpresa finale che nessuno vuole ancora rivelare. Ma il direttore israeliano, che di guerre ne ha viste tante visto che è nato a pochi passi da uno dei tanti fronti di scontro con i palestinesi, osserva: "E' vero sono cresciuto con il conflitto. Ma sono guerre molto diverse, qui, da voi è più facile riconoscere chi è criminale da chi non lo è, i limiti sono ben definiti. Da noi purtroppo le cose sono più complesse...".
    Verdi compone "I vespri" dopo il travolgente successo della trilogia, libero da ogni costrizione e crea un affresco storico come poi farà anche con il "Don Carlos". I costumi sono di Vanessa Sannino, le coreografie di Manuela Lo Sicco. Il corpo di Ballo è diretto da Davide Bombana e il coro da Ciro Visco. Tra i protagonisti Selene Zanetti, Leonardo Caimi, Mattia Oliveri, Luca Tittolo. In scena fino al 26 gennaio. (ANSA).
   

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