Libri: addio a Tripoli bel suol d'amore

I ricordi d'infanzia nel romanzo di Mariza D'Anna

Redazione ANSA PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 24 FEB - Il ricordo struggente di Tripoli riaffiora prepotente nei pensieri di una bambina. Come le scene di un film si rincorrono i momenti spensierati dell'infanzia: la "promenade" del lungomare affollata dai signori con il vestito bianco, gli odori del suk, il cortile dove corrono e giocano i bambini, la scuola, il palazzo reale con la cupola, il quartiere dove genti di diversa origine e religione (arabi, ebrei, italiani, inglesi, maltesi) vivono in un'atmosfera di grande armonia. Tea, la protagonista, racconta tutto questo, che finisce con la precipitosa cacciata degli italiani dopo il colpo di stato di Muhammar Gheddafi, componendo un "romanzo famigliare" nel libro di Mariza D'Anna "La casa di Shara Band Ong" (Margana edizioni, 380 pagine, 16 euro).
    Inutile dire che il romanzo si intreccia con il primo tratto biografico della stessa D'Anna, che è una giornalista siciliana e ha cominciato a raccontare la sua esperienza libica in un altro libro, "Il ricordo che se ne ha". Il nuovo è un seguito ideale del primo. Mariza D'Anna arrivò a Tripoli ancora in fasce nell'agosto 1962. Con i genitori insegnanti nel liceo italiano e il fratello andò ad abitare in un quartiere tra la cattedrale e il palazzo reale. Era l'ultima arrivata di una famiglia che in Libia si era stabilita sin dal 1928. Tutto era cominciato quando l'Italia fascista, sulle note di "Tripoli bel suol d'amore", aveva assegnato al bisnonno terre, poi trasformate in una florida azienda agricola, a cento chilometri dalla capitale.
    Erano gli anni in cui Mussolini inseguiva l'idea della "Quarta sponda" e di una colonizzazione che, nei progetti del fascismo, avrebbe creato tante opportunità di lavoro per gli italiani.
    Tea non si affida solo ai suoi ricordi. Pesca nella memoria di famiglia e nelle immagini di foto sepolte nei cassetti per ricostruire una fitta trama di gioie, dolori, amori, relazioni.
    I suoi non sono, scrive nella prefazione Guido Barbieri, "ritratti scolpiti ma acquerelli leggeri" che si legano alla "logica reale della memoria". Ma il registro narrativo del romanzo non impedisce a Mariza D'Anna di fare i conti con la storia della colonizzazione italiana, cominciata con Giovanni Giolitti, proseguita con atroci bombardamenti e culminata con la dominazione fascista. A espiare le colpe del regime saranno poi gli oltre ventimila italiani cacciati dopo la rivoluzione di Gheddafi. Su un piroscafo finivano anche i sogni di una bambina di nove anni e di una famiglia che, tra Genova e Trapani, avrebbe dovuto annodare i fili di una nuova storia. (ANSA).
   

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