Tragedia Lampedusa: un anno dopo, il ricordo. Proteste, Schulz contestato

Luam e gli altri, i sopravvissuti al naufragio

Matteo Guidelli

"God is love", "Henrick rip", "you are always in my heart": sono le scritte che i sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre dell'anno scorso hanno realizzato sui cubi frangiflutti del molo di Lampedusa, lo stesso dove l'anno scorso furono adagiati i cadaveri di 366 loro compagni di viaggio. L'iniziativa, la prima di una serie organizzata per la giornata dal Comitato 3 ottobre, è stata condivisa con i ragazzi del liceo di Lampedusa, che hanno aiutato i migranti a dipingere i cubi sul molo. Lacrime e abbracci tra i sopravvissuti, molti dei quali, alla vista di quel molo, sono scoppiati in un pianto dirotto.

Le proteste - Un gruppo di giovani lampedusani sta manifestando davanti all'ingresso dell'aeroporto di Lampedusa, dove si tiene un incontro con il presidente della Camera, Laura Boldrini, il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, e il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. I manifestanti hanno cartelli contro il governo e le scelte fatte sull'isola. 'Commemorate i morti e ingabbiate i vivi' è scritto su un cartello; 'Ogni giorno è il 3 ottobre'; 'No a Lampedusa caserma a cielo aperto'; 'No Nato, più scuole, no Ue, meno caserme'. In particolare i manifestanti contestano la decisione di riaprire il centro di accoglienza e l'installazione di nuovi radar a Lampedusa. Le proteste sono anche contro il magnate Soros, che - affermano - avrebbe finanziato parte del Festival Sabir, organizzato dall'Arci proprio in questi giorni sull'isola. Anche al Porto Vecchio i lampedusani hanno inscenato una protesta, mettendo cartelli contro il governo e il sindaco, proprio di fronte all'ingresso del molo Favarolo, quello dove arrivano i migranti. "L'economia è in ginocchio - dicono - e i diritti dei lampedusani sono sempre negati".

Schulz, è macchia su coscienza europei. Contestazioni - "La tragedia di Lampedusa è una macchia sulla nostra coscienza di europei". E' il mea culpa che il presidente del Parlamento Ue Martin Schulz ha fatto a Lampedusa definendo poi Mare Nostrum "una grande invenzione del governo italiano" e ha sottolineato le difficoltà che ci sono in Europa, dove "dobbiamo lottare anche con persone stupide, che ignorano la realtà". Schulz è stato contestato durante il suo intervento. "Questa è una pagliacciata, i colpevoli siete voi, siete voi gli assassini" ha detto uno dei rappresentanti del centro sociale dell'isola rivolgendosi al presidente Schulz, che ha ascoltato le critiche e ha poi ripreso il suo discorso.

Mogherini,essere qui non è pagliacciata - Essere oggi a Lampedusa "non è una pagliacciata ma un nostro preciso dovere politico, morale e istituzionale". Così il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha replicato ai contestatori, che avevano fischiato il presidente dell'Europarlamento, Martin Schulz. "Che ci sia l'Ue qui non è per niente banale - ha aggiunto - è il segno di un impegno che c'è stato e che continuerà. Questo è un segnale politico importante". Aprire "canali legali di immigrazione" in modo che si eviti a migliaia di essere umani di mettere a rischio la loro vita attraversando il Mediterraneo. E' l'impegno del ministro degli Esteri Federica Mogherini a Lampedusa in vista del suo nuovo incarico da alto rappresentante della politica estera dell'Ue. Il titolare della Farnesina ha indicato tre cose "da fare immediatamente: continuare a salvare vite, che sia con Mare Nostrum o con Frontex Plus, avere accoglienza efficace e aprire canali legali".

IL RICORDO, UN ANNO DOPO - dell'inviato Matteo Guidelli

Luam dice che tornare a Lampedusa è una sofferenza enorme ma che bisogna farlo per quei "compagni di viaggio" finiti in fondo al mare. Domenico Colapinto il pescatore invece sta a Pantelleria, lontano da quest'isola che gli ricorda momenti devastanti: quel 3 ottobre salvò decine di migranti ma altri gli sfuggirono dalle mani perché unti di nafta; li vide annegare davanti ai suoi occhi senza poter far nulla. E il dottore Pietro Bartolo, che di migranti vivi e morti ne ha visitati e visti a migliaia, ancora si commuove quando ricorda come ha salvato Kebrat. "Era in mezzo ai cadaveri, se non mi fossi accorto di quel suo polso debolissimo sarebbe finita nei sacchi neri assieme agli altri".

Lampedusa celebra il suo giorno più triste e lo fa con uno spirito inquieto: al dolore per una tragedia che ha umanamente devastato l'isola e tutti quelli che quel giorno sono corsi in mare per salvare vite, si somma la rabbia di quella parte di abitanti riunita con l'associazione degli albergatori che vedono la riapertura del Centro di accoglienza, prevista per i prossimi giorni dopo lavori di ristrutturazione costati 3,7 milioni, come l'inizio della fine.

Per sabato è stata annunciata una manifestazione, "per salvare i nostri figli" da una politica "che ci sta portando all' esasperazione e al fallimento". Ce l'hanno col sindaco Giusi Nicolini e con il governo, quelli che protestano: "Lampedusa si accollerà di nuovo tutta la problematica relativa agli sbarchi e ancora una volta noi lampedusani saremo gli unici a subire gli effetti devastanti del fenomeno migratorio". Lei, il sindaco, fa spallucce. "Pensi davvero che non vogliano il Centro? E dove dovremmo mettere i migranti, sul molo? O forse le loro proteste hanno a che fare con gli sgravi fiscali e la richiesta di non pagare le tasse?"

Ma inquieta è anche l'altra metà dell'isola, perché certe immagini non si possono scacciare mai e quando arrivano gli anniversari il dolore riemerge in tutta la sua cattiveria. "Alla morte non ti abitui mai, chi dice questo mente - ammette lucidamente il dottor Bartolo - Ogni volta è una sofferenza immane, non c'è nulla da fare e null'altro da dire. Io davanti a quei corpi straziati ho pianto decine di volte". A salvarti dalla disperazione ci pensano però storie come quella di Kebrat, una ragazza eritrea che era su quel barcone e ora sta in Svezia. "Quando l'hanno ripescata sembrava morta e così è finita su una barca assieme agli altri cadaveri - racconta Bartolo - Quando siamo arrivati in porto, non so ancora per quale motivo, le ho sentito il polso e ho percepito un battito debolissimo. Ho gridato come un pazzo, 'è viva, è viva', e così l'abbiamo portata via di lì. Aveva i polmoni pieni d'acqua e gasolio, ma ce l'abbiamo fatta. E' stato un miracolo". Kebrat non è tornata a Lampedusa, dove invece sono arrivati Luam, Fanus, Rezeni e tanti altri che erano su quel barcone maledetto.

Nei loro occhi c'è ancora la paura e solo gli abbracci con i lampedusani che li hanno salvati e che li attendono in aeroporto riescono a strappar loro un sorriso. Fanus è stata l'ultima dei 155 sopravvissuti a lasciare l'isola, tre mesi dopo. Ora vive in Svezia. "Studio e faccio un corso di formazione professionale. Ricordo tutto di quella notte ma vorrei tanto dimenticare". Anche Rezeni è in Svezia e sogna di diventare meccanico. "Voglio farmi una vita, voglio vivere". A Lampedusa ci sono anche i familiari di chi non ce l'ha fatta. "Ogni volta che ci chiedete di quella notte la ferita torna a sanguinare - dicono una ragazza che ha perso la cugina e un giovane che nel mare di Lampedusa ha lasciato il fratello - Ma per la prima volta, nell'incontro con papa Francesco, qualcuno ha capito la nostra tristezza".

Un dolore che è stampato sui loro volti mentre, lo sguardo fisso nel vuoto, ascoltano la cerimonia interreligiosa nel Santuario della Madonna di Porto Salvo.

Che non è un posto qualunque per Lampedusa: qui, per secoli, sono stati lasciati generi di conforto per tutti i marinai di passaggio. E una fiammella è rimasta sempre accesa, alimentata da tutti coloro che vi giungevano, cristiani, musulmani o ebrei che fossero. "I tanti morti annegati sono stati cancellati dal crudele gioco del più forte° ha tuonato l'arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro. Un gioco che non è ancora finito: mentre a Lampedusa sbarcavano i sopravvissuti, davanti alla Libia altri disperati morivano. Nell'ennesimo naufragio figlio dell'indifferenza.

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