Nuova ondata di sbarchi a Lampedusa, oltre 1.400 in poche ore

A bordo di 15 barconi, altri in arrivo. L'hotspot al collasso

(di Francesco Nuccio e Concetta Rizzo) (ANSA) - PALERMO, 09 MAG - Una nuova ondata di sbarchi a Lampedusa, in coincidenza con il miglioramento delle condizioni meteo e con il surriscaldamento delle relazioni diplomatiche con la Libia, rilancia l'emergenza immigrazione nel Canale di Sicilia. In meno di 24 ore quindici barconi sono approdati sull'isola, con oltre 1.400 migranti subito trasferiti nell'hotspot di contrada Imbriacola. Tutto questo mentre Alarm phone, dopo i naufragi dei giorni scorsi con centinaia di vittime, continua a ricevere telefonate disperate da carrette del mare in difficoltà davanti alle coste libiche.
    Una giornata segnata da avvistamenti e arrivi a ripetizione, che hanno messo a dura prova gli equipaggi delle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. E' ancora buio quando, intorno alle 4.30, all'orizzonte dell'isola si materializza la sagoma di un barcone in legno lungo venti metri con 325 persone a bordo. Il primo maxi sbarco seguito, poco dopo, dall'arrivo di un'altra carretta con 90 migranti a bordo, tra cui sei donne e una neonata. E' solo il prologo di quanto sta per accadere: alle 8.30 sbarcano sul molo Favaloro altri 98 uomini, tutti del Bangladesh; un quarto d'ora dopo è la volta di 16 tunisini, con un piccolo barchino. Alle 10 un nuovo maxi sbarco, il più consistente della giornata: 398 profughi di varie nazionalità, tra cui 24 donne e 6 bambini, soccorsi su un vecchio peschereccio in avaria poi trainato in porto dalla Guardia di Finanza. Gli arrivi si susseguono senza sosta per tutta la giornata. Quindici sbarchi nel giro di 24 ore, anche se gli avvistamenti vanno avanti fino a sera e si prevedono altri arrivi.
    L'hotspot dell'isola, che era vuoto, si trova così ad accogliere oltre 1.400 persone, rispetto a una capienza massima di 250 posti. La Prefettura di Agrigento è già al lavoro per pianificare l'evacuazione della struttura. Per domani è previsto il trasferimento di circa 200 migranti a Porto Empedocle con il traghetto di linea, ma la maggior parte dei migranti dovrebbe essere imbarcato su navi quarantena, come prevedono i protocolli anti Covid.
    Secondo gli investigatori quasi tutti i barchini provengono dalla Tunisia, come dimostra anche la nazionalità degli occupanti. I due pescherecci con circa 400 persone sarebbero invece partiti dalle coste libiche, le stesse davanti alle quali tre giorni fa una motovedette di Tripoli, donata peraltro dal governo italiano, ha mitragliato un peschereccio mazarese.
    E mentre la leader di Fratelli d'Italia torna a proporre il blocco navale "per fermare gli scafisti e le Ong che speculano sulle tragedie", Matteo Salvini ha contattato la ministra Lamorgese auspicando un piano di interventi per evitare una escalation degli arrivi. Nei prossimi giorni verrà fatto il punto con il premier Draghi, che la responsabile del Viminale ha sentito in giornata: si va verso la costituzione di una cabina di regia per affrontare il dossier insieme a tutti i ministri coinvolti. La stessa Lamorgese sarà tra una decina di giorni a Tunisi proprio per affrontare il tema migranti.
    Al Viminale si segue naturalmente con grande attenzione quanto sta accadendo in queste ore. Una dozzina di barche ha lasciato le coste africane senza essere intercettata dai guardiacoste locali. Potrebbero averli lasciati partire oppure le partenze sono avvenute da un'area non controllata. Quello che è certo è che in Libia come in Tunisia il controllo delle coste si sta dimostrando inefficace. Così come quello delle frontiere desertiche del Sud da dove passa il flusso proveniente dall'Africa centrale. Per quanto riguarda la Libia c'è inoltre da evidenziare la difficile situazione sul territorio, con il nuovo Governo di accordo nazionale che cerca di acquistare autorità sulle diverse milizie che si spartiscono il Paese in vista delle elezioni di dicembre.
    A Lampedusa, con l'hotspot già stracolmo, il sindaco Totò Martello sottolinea infine la necessità di "regole chiare" in grado di coniugare "il soccorso in mare e il controllo nel Mediterraneo, con azioni di tutela dei diritti umani". (ANSA).
   

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