Muti cittadino di Palermo nel segno di Federico II

La cerimonia sabato, maestro dirigerà anche la Kids orchestra

(ANSA) - PALERMO, 25 MAR - Riccardo Muti da sabato sarà cittadino palermitano: il sindaco Leoluca Orlando gli conferirà la cittadinanza, ma prima della cerimonia, prevista alle 11.30, il maestrio incontrerà alle 10, e dirigerà, la Kids orchestra del Teatro Massimo. In più di un'occasione ha mostrato grande entusiasmo per il suo soggiorno a Palermo e ha chiesto di incontrare i ragazzi dell'orchestra. Inoltre, è ormai certo che tornerà per dirigere un'opera nel capoluogo siciliano: il titolo sarà individuato con il soprintendente Francesco Giambrone e la scelta pare orientata verso Mozart o Verdi.
    "La grandezza di un teatro - ha detto Muti - non sta nei suoi grandi ospiti, i tenori o i baritoni che arrivano da fuori e dopo una settimana vanno via, ma nelle sue forze interne, nelle sue maestranze, in coloro che giorno dopo giorno contribuiscono al successo dell'istituzione. L' Italia è piena di teatri, molti dei quali sono chiusi. Se la Germania avesse lo stesso patrimonio che abbiamo noi, avrebbe ancor maggiore altezzosità nei riguardi degli altri paesi. Il nostro dovere è quello di aprirli, finanziarli e renderli fruibili per la gioia e la consolazione del pubblico di tutta l'Italia".
    Dunque, da sabato Muti sarà finalmente concittadino del suo grande "protettore", il sovrano che lo fa sognare: Federico II, metà tedesco e metà uomo del Sud. "Quando avevo appena sei anni - spiega - i miei genitori mi portarono in calesse verso Castel del Monte, fu allora che vidi per la prima volta quel monumento, l'ultimo di Federico, come una corona posta sul terreno. Ne fui attratto immediatamente e da quel momento in poi ho studiato a lungo la magnifica figura di un uomo così illuminato. Fu scomunicato tre volte, era uno molto tosto, che sapeva osare, ma per tutta la vita fu protettore delle arti, della musica e della letteratura".
    . "Il Requiem di Verdi è un grido dell'umanità - conclude Muti - di fronte al mistero della morte. Quello di Brahms è un requiem consolatorio, quello di Verdi no: scritto per la morte di Manzoni, ha in sé una tensione drammatica spaventosa, è un brano difficilissimo, perché Verdi vuole certi pianissimo, certi passaggi quasi parlati. Più lo dirigo e più mi pare inarrivabile". (ANSA).
   

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