Cinema: Ciprì, viviamo in un clima da 'Cinico tv'

"Con pandemia tutto fermo, c'è molta incertezza per il futuro"

di Giovanni Franco  "In questi giorni di emergenza sanitaria mi è sembrato di essere stato catapultato in un'atmosfera surreale come quando giravo 'Cinico tv', con Franco Maresco". E se lo dice il regista e direttore della fotografia Daniele Ciprì, 58 anni, palermitano ma 'emigrato' a Roma, c'è proprio da crederci. Ma quale sarà il futuro per il mondo del cinema, terminata la pandemia da coronavirus? "Da mesi le nostre produzioni sono bloccate. E adesso aspettiamo - risponde - che questa situazione drammatica finisca, per potere finalmente ripartire. Ma non sappiamo ancora in che modo, c'è molta incertezza in giro e nessuna sicurezza sui tempi per un ritorno alla normalità". Si staglia all'orizzonte un quadro incerto, dunque? "E' tutto ancora da delineare. Naturalmente non potremo girare i nostri film con le limitazioni previste da un regolamento ministeriale come quello che ho letto - osserva -. Non è possibile rispettare, ad esempio, le distanze di sicurezza. Il set è fatto di contatti tra le persone, tra il regista e gli attori, tra i tecnici e le comparse, non è pensabile fare un film in questo modo". Ciprì tra il 1995 e il 1998 ha diretto i film Lo zio di Brooklyn e Totò che visse due volte con Maresco. Nel 2008 il duo artistico si sciolse e Ciprì proseguì la carriera da solo, anche come direttore della fotografia al fianco di registi come Renato De Maria, Marco Bellocchio e Roberta Torre. "Per ora mi trovo a Roma e vivo un tempo sospeso - racconta -. Stavo lavorando a un'opera prima, dei fratelli catanesi Urso, che purtroppo è rimasta congelata. Stiamo preparando altri progetti che spero partiranno entro l'anno. In questi giorni di clausura sono stato più concentrato e ho scritto il soggetto di un film che ha già trovato il suo produttore: scandaglierà i rapporti interpersonali, di più non voglio rivelare per scaramanzia". Nel 2009 Daniele Ciprì ha vinto al Chicago International Film Festival il premio della fotografia per Vincere, che si è aggiudicato anche numerosi riconoscimenti in Italia. Con È stato il figlio (2012) ha ricevuto il premio Osella per il migliore contributo tecnico alla 69/a mostra di Venezia. Nel 2013 ha vinto il Nastro d'argento al regista del miglior film. Nel 2014 ha realizzato La buca, con Rocco Papaleo, Sergio Castellitto e Valeria Bruni Tedeschi. Ma in questa fase quali sono i suoi rapporti con il mondo esterno? "Non vivo proprio da eremita, ma utilizzo il web", spiega. "Faccio tanti collegamenti con le nuove generazioni e con gli studenti, nel ruolo di professore ospite". È docente di regia all'accademia di cinema e televisione Griffith di Roma. Come avverrà secondo lei la riapertura dei cinema? Con quali accortezze? "Gli ingressi in sala potrebbero essere separati e le poltrone da prenotare, vuote a saltare, come erano le sale pornografiche di una volta", ironizza. Quanto influiranno sul pubblico le nuove abitudini di vedere le fiction in televisione come sta avvenendo in questa fase di lockdown? "Non credo sia un danno che esistano i portali come Netflix o Prime o altri, perché mettono in moto l'economia del settore degli spettacoli. Ma l'antro buio dove rifugiarsi per assistere ad una pellicola, come si diceva una volta, suscita altre suggestioni. Con i sistemi on demand sono convinto che vi sia un appiattimento dell'estetica del cinema". In che senso? "Le serie si susseguono a velocità impressionante - risponde - e tranne alcuni rari prodotti, la maggior parte intaccheranno l'immaginario collettivo e appiattiranno le emozioni: usare il telecomando è come andare nel supermercato delle immagini" . Per il regista spesso rimangono occasioni perdute: "Vedendo delle belle serie a volte penso - osserva - che la trama poteva essere invece lo spunto per un film che ha una durata limitata e non dilatata e se, è bello, te lo ricordi tutta la vita". Le strade deserte e il silenzio dei giorni scorsi non l'hanno ispirata a girare un documentario? "Senza dubbio - sostiene - Mi hanno chiesto di raccontare in un film Roma durante la pandemia. Ma ho risposto che quando giravo Cinico tv era tutto surreale, quello che invece sta succedendo è troppo reale e non mi appartiene. Penso anche che cambieranno i comportamenti delle persone e aumenterà la diffidenza tra la gente, sembrerà di essere nel film del 1956, L'invasione degli ultracorpi, di Don Siegel" . Il regista tiene sempre i contatti con la sua città di origine dove vivono i suoi genitori. Nel 2002 ha debuttato a teatro con Palermo può attendere. Nel 2005 ha scritto e diretto lo spettacolo teatrale Viva Palermo Viva Santa Rosalia con Franco Scaldati e Mimmo Cuticchio. E guardando come ha reagito iI Sud al Covid-19 osserva: "Abbiamo quasi battuto il virus in modo responsabile, tranne alcune rare eccezioni con alcuni personaggi, come quelli che hanno organizzato le grigliate in terrazza le cui immagini hanno fatto il giro del mondo: ma c'è stata grande confusione con i messaggi lanciati dai politici che sono sembrati alieni da combattere". (ANSA).

   

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