Mafia: Contrada risarcito per ingiusta detenzione

Corte gli liquida 670mila euro. Dirigente Ps, mia vita distrutta

     (di Lara Sirignano e Ruggero Farkas) "I soldi non mi interessano. Dieci euro al giorno mi bastano. Non ci sono somme sufficienti a risarcire le sofferenze che la mia famiglia ha subito". Bruno Contrada è amareggiato nonostante la nuova vittoria giudiziaria. La corte d'appello di Palermo gli ha riconosciuto un risarcimento per ingiusta detenzione di 670 mila euro: una somma che tiene conto degli 8 anni, tra carcere e domiciliari, scontati in virtù di una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa bocciata prima dai giudici di Strasburgo, poi dalla Cassazione, e dei danni morali, esistenziali subiti da lui e dalla sua famiglia. E una decisione che apre ai familiari anche la strada del risarcimento civile. Una carriera e una vita, quelle dell'ex numero due del Sisde, distrutte da un'azione giudiziaria che, secondo i giudici europei e italiani, non poteva essere avviata. Anni di processi di merito e di legittimità cancellati dalle pronunce della Cedu e della Corte di Cassazione che hanno stabilito che Contrada non andava posto sotto processo. Oggi l'ultima risposta della giustizia pronunciata dalla corte d'appello che ha fatto i conti dei danni sofferti dall'ex capo della Mobile di Palermo accusato di contiguità con i clan mafiosi. "Mio figlio che era poliziotto è gravemente malato: un giovane che ha visto il padre, dirigente generale della polizia di Stato la stessa di cui lui indossava la divisa che per lui era un mito, arrestato e accusato di cose gravissime - dice il dirigente generale della Polizia di Stato in pensione, dopo aver appreso del risarcimento ottenuto - Mia moglie si è ammalata di cuore subito dopo il mio arresto. Ci può essere risarcimento? Spione, agente segreto, appellativi usati in questi anni per gettarmi fango addosso". Contrada, 88 anni e mezzo, ancora lucidissimo e con una grande memoria, è stato arrestato nel Natale 1992 e ha trascorso 4 anni e mezzo in carcere e 3 anni e mezzo ai domiciliari. Due anni gli sono stati condonati per buona condotta. "Ho vissuto - continua - fin da piccolo col valore altissimo della Patria, dell'Italia, e dello Stato. Solo per questo avrei diritto a un risarcimento solo perché hanno distrutto le certezze e i valori in cui ho creduto una vita". Dopo un tentativo di revisione della sentenza, dichiarato inammissibile, Contrada si rivolse alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo. Nel 2015 i giudici della Cedu condannarono l'Italia a risarcire il funzionario, destituito dalla polizia di Stato e poi reintegrato come pensionato nel 2017 da Franco Gabrielli, sostenendo che non andava processato né condannato perché il reato di concorso esterno in associazione mafiosa era stato tipizzato e aveva assunto una dimensione chiara e precisa solo con la sentenza Demitry, del 1994. E Contrada era finito davanti ai giudici per fatti precedenti a quella data. Uno spunto, quello della pronuncia della Cedu, che il legale del poliziotto, Stefano Giordano, ha usato per chiedere, tramite un incidente di esecuzione, la revoca della condanna. Ma la Corte d'appello di Palermo giudicò il ricorso inammissibile. Tutto fu ribaltato dalla Cassazione che revocò la condanna per il concorso esterno, privando il verdetto della eseguibilità e degli effetti penali. Oggi l'ultimo traguardo del risarcimento per la detenzione illegittima. Atto che forse non segna la fine di una quasi trentennale vicenda giudiziaria. L'avvocato Giordano dice: "Ci riserviamo di esaminare attentamente il provvedimento, per valutare eventuali spazi per l'impugnazione davanti la Corte di Cassazione".

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