Mafia, 23 omicidi in 20 anni: 23 arresti del Ros a Catania

Commessi dalla fine degli anni 80 al 2007. Indagini dei Carabinieri anche su tre 'lupare bianche'. Il procuratore Zuccaro: 'Risposta forte a numerosi omicidi'

Gli anni bui della sanguinosa violenza da oltre 100 omicidi l'anno, quando si moriva "per un saluto mancato, per una rapina dove non andava fatta, perché un commerciante non faceva il dovuto sconto, per un sospetto, per pulizia 'interna' o perché rivali". Ma anche delle infiltrazioni della mafia nelle istituzioni, comprese nelle forze dell'ordine e anche all'interno delle carceri, con Bicocca "in mano a Cosa nostra". E' uno spaccato di una Catania a cavallo degli anni '80 e '90 che riemerge prepotente dall'inchiesta Thor della Dda, su indagini dei carabinieri del Ros, culminata con un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per 23 indagati per altrettanti omicidi commessi in un ventennio: tra la fine degli anni '80 e il 2007. Tra loro ci sono Vincenzo e Vincenzo Salvatore Santapaola, di 64 e 51 anni, rispettivamente, figli dei capimafia Salvatore e Benedetto. E anche Aldo Ercolano, anche lui nipote di 'Nitto' e suo 'alter ego', e i boss Sebastiano Nardo e Aurelio Quattroluni.
E' un pentito, Francesco Squillaci, 51 anni, detenuto dal 1994, 'uomo d'onore' della 'famiglia' Santapaola-Ercolano, che collabora dall'aprile del 2018, a fare luce su movente e dinamiche degli agguati. Si autoaccusa di 13 omicidi e parla di circa 50 delitti, alcuni dei quali 'eccellenti', che non fanno parte di questa inchiesta, come quelli del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, dell'ispettore di polizia Giovanni Lizzio per cui è stato condannato a 30 anni di reclusione e di cui si autoaccusa spiegando che "fu deciso da Nitto Santapaola a malincuore" e che "sarebbe stata una forzatura per fare contenti i Corleonesi", di Luigi Ilardo, degli imprenditori Vecchio e Rovetta dell'Acciaierie Sicilia. Racconta dei "festeggiamenti per la morte di Falcone" tra gli esponenti di Cosa nostra a Catania e di Nitto Santapaola che "invece non era felice, anzi era molto preoccupato e si diede latitante". Un'operazione che ha avuto il plauso del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sottolineando come "i carabinieri hanno ancora una volta dimostrato di essere una delle colonne portanti della legalità e della lotta alla mafia in Italia".
Tra i delitti al centro dell'inchiesta anche uno di 'pulizia interna' al clan: il duplice omicidio del boss Angelo Santapaola e di Nicola Sedici, del settembre del 2007. Mandante di quell'agguato sarebbe stato Vincenzo Salvatore Santapaola, figlio di Benedetto, che secondo la Procura era "preoccupato dall'ingombrante presenza, dell'autonoma operatività e dei rapporti diretti e privilegiati con i palermitani". Ma in quegli anni si moriva anche per dare un forte 'segnale' all'esterno di una Cosa nostra intoccabile e spietata: Francesco Lo Monaco è assassinato nel 1994 perché ritenuto l'autore di un assalto a un distributore di carburanti di proprietà del boss Marcello D'Agata, e Antonio Furnò è vittima di 'lupara bianca' nel 1992 per avere rapinato un supermercato del capomafia Aldo Ercolano. Tra le vittime anche persone 'estranee' alla mafia come Salvatore Motta e Cirino Catalano, tra i deceduti di un triplice omicidio commesso il 10 aprile del 1991 a Lentini, nel Siracusano. L’oobiettivo dei sicari, che agirono su richiesta del clan Nardo, era Salvatore Sambasile. Motta e Catalano erano al posto sbagliato al momento sbagliato. Innocente era anche Giuseppe Torre, ventenne sequestrato e torturato nel febbraio del 1992 perché si pensava avesse informazioni utili a Cosa nostra per catturare un esponente del clan rivale dei 'Tuppi'. Il corpo, per non lasciare tracce e farlo 'sciogliere', fu messo dentro dei copertoni impilati, cosperso di benzina e poi gli fu dato fuoco.

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