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La Terra ha cambiato pelle

L’antica crosta è stata riciclata

26 aprile, 01:18
Un campione di roccia vulcanica dell'isola di Mangaia (Fonte: J.M.D. Day) Un campione di roccia vulcanica dell'isola di Mangaia (Fonte: J.M.D. Day)

La Terra ha cambiato pelle: l'antica crosta terrestre nel tempo è scivolata nel mantello in una gigantesca operazione di riciclaggio avvenuta 2,5 milioni di anni fa, che l'ha completamente rinnovata. Le sue tracce si trovano nella lava eruttata da vulcani sottomarini, come mostra la ricerca pubblicata sulla rivista Nature, coordinata da Rita Cabral dell'università americana di Boston.

La scoperta è stata possibile studiando le rocce vulcaniche dell'isola di Mangaia, nelle Isole polinesiane Cook, che contengono inclusioni di solfuro di ferro all'interno di cristalli. Per la prima volta queste rocce hanno permesso di scoprire cosa accade alla crosta oceanica quando affonda nel mantello della Terra nelle cosiddette zone di subduzione, dove due placche si scontrano. Molto di ciò che accade alla crosta durante questo 'viaggio' nel mantello è infatti sconosciuto e i modelli non riescono a chiarire per quanto tempo il materiale della crosta può resistere nel mantello. Inoltre, le prove che la crosta molto antica torni in superficie attraverso gli zampilli di magma non erano state ancora scoperte.

Analizzando gli isotopi dello zolfo (ossia atomi dello stesso elemento ma con diverso numero di neutroni nel nucleo) contenuti nelle inclusioni i ricercatori hanno mostrato che in passato i cristalli hanno avuto una forte interazione chimica con le radiazioni ultraviolette: è la prova che le inclusioni provengono da un serbatoio profondo nel mantello contenente materiale della crosta e si sono formate circa 2,45 miliardi di anni fa. Risalgono cioè ad un periodo precedente al cosiddetto 'Grande Evento di Ossidazione', quando l’atmosfera si è arricchita di ossigeno ed era priva dello strato di ozono che fa da schermo ai raggi ultravioletti. Una volta che il gas è stato introdotto dai batteri fotosintetici, come prodotto di scarto della produzione del loro carburante, ha cominciato ad assorbire i raggi ultravioletti. Del periodo in cui questi arrivavano in abbondanza sulla superficie terrestre è rimasta solo la traccia intrappolata nelle antichissime rocce vulcaniche

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