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Distese di camini di pietra in fondo al Mediterraneo

Sono strutture calcaree, si trovano a circa 500 metri di profondità

28 gennaio, 10:05
Panoramica della ‘foresta’ di camini di pietra scoperta durante la campagna 'Altro'  (fonte: Cnr) Panoramica della ‘foresta’ di camini di pietra scoperta durante la campagna 'Altro' (fonte: Cnr)

Sui fondali del Mediterraneo, a circa 450-500 metri di profondità, vi sono suggestive distese di camini di pietra. Strutture calcaree di questo tipo, sottolineano i ricercatori, finora erano state scoperte solo nel Golfo di Cadice, al largo della nuova Zelanda e delle coste pacifiche del Nord America.

A scoprire i camini di pietra al largo delle coste del Montenegro è stata la campagna oceanografica 'Altro' (Biocostruzioni in Adriatico Meridionale e Canale d'Otranto), a bordo della nave oceanografica Urania del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). La campagna è stata diretta da Marco Taviani e Lorenzo Angeletti, dell'Istituto di scienze marine del Cnr a Bologna (Ismar-Cnr).

"L'esplorazione dei canyon sommersi al largo delle coste del Montenegro - spiega Taviani - è stata realizzata mediante un piccolo veicolo sottomarino manovrato dalla superficie, il Rov (Remotely Operated Vehicle) Pollux, che ha individuato, sul fondale fangoso a circa 450-500 metri di profondità, una vera e propria 'foresta' costituita da camini calcarei. Alcuni superano i 50 centimetri di altezza e sono ancora in posizione verticale, mentre altri giacciono abbattute sul fondo". Per definire con certezza la genesi di queste foreste sottomarine occorreranno complesse analisi di laboratorio. "E' però plausibile - rileva l'esperto - che i camini naturali si siano originati dall'ascesa, in un passato geologico abbastanza recente, di fluidi ricchi in idrocarburi, probabilmente metano, attraverso la coltre dei sedimenti antichi che formano l'architettura di questo margine continentale".

Di grande interesse la concomitante scoperta, a queste stesse profondità, di rigogliosi ecosistemi. "Il Rov ha documentato arbusti di corallo nero alti fino a due metri, abbondanti coralli bianchi soprattutto della specie Madrepora oculata, coralli gialli e campi di gorgonie sui fianchi dei canyon balcanici", aggiunge Paolo Montagna, geochimico dell'Ismar-Cnr. "Alcuni esemplari - prosegue - sono stati prelevati e mantenuti vivi per essere trasferiti negli acquari scientifici del Principato di Monaco. I coralli sono preziosi archivi naturali per studiare processi quali i cambiamenti climatici e l’acidificazione degli oceani".

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