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L’Appennino attivo sotto la Pianura Padana

E’ stato il motore del terremoto del 20 maggio

21 maggio, 13:53
Mappa delle repliche del terremoto del 20 maggio 2012, aggiornata alle 8 del 21 maggio. Le stelle indicano i terremoti di magnitudo superiore a 4 (fonte: Iside/INGV)       Mappa delle repliche del terremoto del 20 maggio 2012, aggiornata alle 8 del 21 maggio. Le stelle indicano i terremoti di magnitudo superiore a 4 (fonte: Iside/INGV)
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   Nascosta sotto i sedimenti del Po esiste una parte di Appennino più che mai attiva, al punto che nell'arco di 500 anni ha provocato due terremoti violenti: quello di magnitudo 5,9 avvenuto il 20 maggio 2012 e quello, molto probabilmente altrettanto violento, del 1570, che sulla base delle testimonianze storiche è stato classificato come un sisma dell'ottavo grado della scala Mercalli. Le sue tracce sono rimaste nei muri deformati di alcuni edifici del centro storico di Ferrara.

   A provocare entrambi i terremoti è stata l'estremità settentrionale dell'Appennino, "sepolta" sotto la Pianura Padana. I suoi movimenti saranno seguiti molto da vicino dagli strumenti che l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ha installato in seguito alla scossa più violenta, avvenuta alle 4,03, ha detto il presidente dell'ente, Stefano Gresta.

  "Non è raro che due terremoti di questa intensità avvengano a distanza di 500 anni", ha osservato il sismologo Alessandro Amato. Un altro terremoto importante nel cuore della zona colpita dal terremoto del 20 maggio, vicino Finale Emilia, è avvenuto nel 1639. "A generarli è il movimento dell'Appennino, che migra verso Nord-est", ha spiegato ancora Amato. "E' come se, spingendo il bordo di un tappeto, si creassero delle piccole onde". Se questo movimento generale interessa il tratto di Appennino compreso tra Firenze e Bologna, nella piccola area del ferrarese si aggiunge un sollevamento ulteriore, anche se su una scala di una decina di metri, decisamente inferiore a quella del resto dell'Appennino. "E' una piccola catena montuosa che si estende sotto la Pianura Padana", ha osservato il sismologo Gianluca Valensise.

   Il risultato è quello che i sismologi chiamano "arco di Ferrara" e che è stato letteralmente "disegnato" dalla distribuzione delle numerosissime repliche (ben oltre un  centinaio a 24 ore dalla scossa principale)  che si sono succedute dopo la scossa di magnitudo 5,9 avvenuta alle 4,03 del 20 maggio 2012. "Le repliche sono distribuite lungo un arco di una quarantina di chilometri", ha detto la sismologa Concetta Nostro. Un'area così estesa che secondo gli esperti dell'Ingv potrebbe indicare l'attività di più faglie.
   In alcuni casi le repliche sono state molto forti, come quella di magnitudo 5,1 registrata alle 15,18 del 20 maggio. "Nelle prossime ore ci aspettiamo una riduzione dell'intensità, ma non si può escludere che possano avvenire altri terremoti importanti, come quello di questa notte", ha detto il sismologo Warner Marzocchi. La speranza è che non si ripeta quanto accadde nel 1570, quando la sequenza sismica durò ben quattro anni.

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