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Le microalghe diventano un filtro per depurare le acque

I primi test nel golfo di Napoli

01 settembre, 18:35
Le midroalghe Botryococcus braunii (fonte: National Institute of Environmental Science, Japan) Le midroalghe Botryococcus braunii (fonte: National Institute of Environmental Science, Japan)

Le microalghe diventano un filtro per garantire la pulizia delle acque: il primo test è avvenuto nel golfo di Napoli, a Nerano e Capri. La sperimentazione è stata condotta sulle alghe Botryococcus braunii e Scenedesmus obliquus, dai ricercatori del Centro Interdipartimentale di Ricerche per la gestione delle risorse idrobiologiche e per l'acquacoltura (CRIAcq) dell'Università Federico II di Napoli  in collaborazione con l’azienda CO.GE.I, la quale ha anche svolto un ruolo attivo nella sperimentazione unitamente alla univrsità britannica di Cranfield.
Entrambe le specie di microalghe, che si sono dimostrate anche un'ottima fonte per produrre biocarburanti, hanno le dimensioni di pochi milionesimi di metro e formano tappeti di colonie verdi sulla superficie dell'acqua. Le alghe sono state fatte crescere utilizzando, come terreno di coltura, l’effluente depurato degli impianti di Nerano e Occhiomarino (Capri), gestiti dalla società GORI, per rimuovere i nutrienti inorganici (azoto e fosforo) residui presenti nelle acque. Entrambe le specie, infatti, si nutrono proprio di queste sostanze. Dopo la coltivazione sui reflui "abbiamo osservato un notevole abbattimento di azoto e fosforo, di circa il 90%", ha spiegato la responsabile del progetto, Carmela Barone. ''Le analisi sugli acidi grassi contenuti in queste due alghe e condotte nei nostri laboratori - ha proseguito Barone - hanno dimostrato anche che entrambe sono una buona fonte di grassi da cui ottenere biodiesel''.
La produzione di biodiesel da microalghe, ha aggiunto l'esperta, è una tecnologia che ha il vantaggio di non entrare in competizione con l'uso agricolo del suolo e l'efficienza di conversione dell'energia solare in biomassa microalgale è molto maggiore di quella ottenibile con le colture tradizionali. ''Tale produzione inoltre - ha concluso -risulterebbe notevolmente avvantaggiata se i nutrienti presenti in eccesso nelle acque reflue di impianti di depurazione fossero utilizzati come sorgente di sostanze nutritive per la crescita delle microalghe''.
 

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