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Costruito il primo chip biologico 'di precisione'

Nei circuiti cellule di lievito

26 novembre, 10:31
Realizzato il primo chip biologico stabile e preciso (fonte: Christine Daniloff/MIT; cellule di lievito dai National Institutes of Health) Realizzato il primo chip biologico stabile e preciso (fonte: Christine Daniloff/MIT; cellule di lievito dai National Institutes of Health)

Realizzato il primo chip biologico stabile e preciso, fatto di circuiti di geni, proteine e Dna. Costruito nel lievito di birra, è il primo passo verso cellule programmabili che possono distruggere particolari molecole nell'ambiente, oppure funzionare da minuscole armi iniettabili per uccidere le cellule tumorali. Realizzato negli Stati Uniti, presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit), e descritto sulla rivista Nature Biotechnology, il risultato si deve al gruppo coordinato dall'italiana Domitilla Del Vecchio e Ron Weiss.

''Il circuito - spiega Del Vecchio all'ANSA - è stato costruito nelle cellule di lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) e usa proteine, normalmente usate dalle cellule, per trasmettere segnali''. Nel test il chip biologico è stato utilizzato come un biosensore per rivelare delle molecole: le cellule di lievito hanno risposto alle sostanze diventando fluorescenti.

Il chip biologico supera quello che finora era stato un limite per questa tecnologia: l'imprevedibilità del comportamento dei geni che compongono il circuito. Il problema nasce dal fatto che a differenza di circuiti elettronici, in cui un componente è fisicamente collegato al successivo da fili che fanno fluire le informazioni verso una particolare direzione, i circuiti biologici sono costituiti da componenti che 'galleggiano' nel fluido complesso di una cellula. Il flusso di informazioni è guidato dalle interazioni chimiche dei singoli componenti, che idealmente dovrebbe fluire verso altri componenti specifici ma in realtà spesso il segnale torna indietro e questo inconveniente rende inefficace il circuito.

Il dispositivo realizzato ha la funzione di non far tornare indietro il segnale ed è il primo passo cruciale per ottenere una cellula programmabile con applicazioni sia ambientali sia mediche. ''Cellule di questo tipo – rileva Del Vecchio - possono essere usate come biosensori per rivelare sostanze pericolose oppure se introdotte nel sangue possono individuare le cellule tumorali e distruggerle. I vantaggi sono molteplici: non sono dannose per l'organismo, si riproducono e si aggiustano da sole''.

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