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Morto il 'papà' delle pulsar

L'astrofisico Franco Pacini si è spento a Firenze all'età di 72 anni

27 gennaio, 15:41
La pulsar Vela, una delle stelle di neutroni più studiate. Alle ricerche in questo campo Pacini ha dato un impulso fondamentale (fonte: NASA/CXC/PSU/G.Pavlov et al.) La pulsar Vela, una delle stelle di neutroni più studiate. Alle ricerche in questo campo Pacini ha dato un impulso fondamentale (fonte: NASA/CXC/PSU/G.Pavlov et al.)

E' stato il primo a pensare che potessero esistere stelle bizzarre, piccole e compatte, ma con una massa maggiore di quella del sole e che ruotano velocemente su se stesse: le pulsar sono sempre state considerate da Franco Pacini un grande laboratorio di fisica, così come per lui lo era tutto il cosmo. Era il 1967 quando ne aveva previsto l'esistenza, scrivendo una pagina fondamentale dell'astrofisica. La sua previsione teorica, che aveva presentato con il collega Martin Harwit, era stata confermata dalle osservazioni appena un anno dopo.

Presidente dell'Unione Astronomica Internazionale (Iau), direttore scientifico dell' European Southern Obervatory (Eso), direttore storico dell'osservatorio di Arcetri dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), membro dell'Accademia dei Lincei, Pacini era un entusiasta. Si divideva tra la grande passione per la ricerca e quella, altrettanto grande, che metteva nel comunicare la scienza. Per questo, come presidente della Iau, aveva proposto di lanciare l'Anno internazionale dell'Astronomia che si è celebrato nel 2009. L'idea, spiegava, era di "costruire strutture per diffondere la scienza" e la "vera scommessa" di quell'iniziativa era "far conoscere al pubblico il grande sviluppo nella conoscenza dell'universo". Il suo sogno, rimasto tale, era realizzare un Museo dell'Universo nella casa di Galileo ad Arcetri.

Il sorriso aperto e spontaneo era il manifesto della sua grande umanità e della capacità di comunicare. Era smagliante, per esempio, quando nell'ottobre 2004 era stata inaugurata in Arizona la sua "creatura", il Large Binocular Telescope (Lbt), il più grande telescopio ottico del mondo. L'idea di costruirlo l'aveva lanciata Pacini insieme ai colleghi Giancarlo Setti e Piero Salinari: quello che all'inizio sembrava un progetto avveniristico e ad alto rischio è adesso una delle più grandi promesse dell'astrofisica, un potentissimo occhio che dalla Terra va a caccia dei pianeti esterni al Sistema Solare.
Il sorriso, un po' più amaro e ironico, c'era anche all'epoca delle proteste per i finanziamenti e l'organizzazione della ricerca, delle quali dieci anni fa era stato fra i protagonisti.

Nato a Firenze il 10 maggio 1939, Franco Pacini si era laureato in fisica nel 1964 nell'università di Roma La Sapienza. Dal 1966 al 1973 ha lavorato negli Stati Uniti, nella Cornell University di New York e dal 1967 al 1975 è stato ricercatore dell'Istituto di Astrofisica Spaziale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Frascati. Dal 1975 al 1978 è stato direttore scientifico dell'Eso, a partire dal 1978 ha insegnato presso l'università di Firenze e dal 1978 al 2001 ha diretto dell'osservatorio di Arcetri.
Nel 1997 ha ricevuto il Premio della Presidenza del Consiglio per la Scienza e la comunità scientifica internazionale gli ha "regalato" un asteroide: dall'anonima sigla 25601 che aveva inizialmente, adesso si chiama "Francopacini".

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