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Viaggiare nel tempo nei luoghi di Gagarin

Dal villaggio di Klushino a Baikonur

20 novembre, 21:01
La ricostruzione fedele della casa di Klushino, dove è nato Gagarin La ricostruzione fedele della casa di Klushino, dove è nato Gagarin

All’ingresso c’è la minuscola officina da falegname, dove lavorava suo padre, poi un piccolo spazio con il telaio sul quale si affacciavano la stalla, la dispensa e il resto della casa contadina dove Yuri Gagarin era nato il 9 marzo 1934 e dove viveva con il padre Alexei, la madre Anna e i fratelli Valentin, Zoya e Boris.
    Da quella casa tutta la famiglia era stata cacciata via dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e costretta a vivere nel bunker che il padre di Gagarin aveva costruito dietro la casa, così umido al punto che nonostante il freddo era preferibile tenere i bambini all’aperto. Quella casa, distrutta alla fine della guerra, oggi è stata ricostruita fedelmente, il pozzo che si trova lì vicino invece è sempre lo stesso ed è lì che si ritrovano gli astronauti il 9 marzo di ogni anno, per bere la stessa acqua che beveva Gagarin. Chi la beve, dicono, andrà sicuramente nello spazio.
    A pochi chilometri da Klushino c’è la piccola città in cui la famiglia Gagarin si era trasferita subito dopo la guerra, in una casa azzurro chiaro che ora è un monumento. Di fronte c’è la casa che il governo aveva costruito per i genitori del primo cosmonauta subito dopo il volo del 12 aprile 1961 e dove Gagarin andava a trovarli. Accanto alle due case, un museo unico al mondo. Entrare significa fare un viaggio nel tempo. Dalla ricostruzione della piccola scuola nella quale Yuri aveva imparato a leggere e a scrivere, ai giocattoli semplici come slittini, trottole di legno, fionde e aquiloni fatti con carta di giornale. Poi il libro che vinse ad un concorso letterario, la divisa di quando frequentava la scuola professionale, gli appunti ordinati di quando studiava da pilota, inframmezzati da disegni tecnici; accanto ad essi, una di quelle penne ‘magiche’ di un tempo, che permettevano di scrivere in cinque o sei colori diversi.
Dal giubbotto da pilota alla tuta arancione dello storico volo nello spazio il passo è breve e, a seguire, numerose fotografie raccontano la storia di un uomo che era ormai diventato una celebrità. Ma dietro le quinte degli incontri pubblici, degli impegni ufficiali e delle conferenze, nel piccolo museo della città che oggi si chiama Gagarin restano ancora oggetti che raccontano una storia diversa, come le scarpe da ginnastica nere, lo zainetto rosso, una polo a strisce azzurre, la grande bambola che Yuri aveva regalato alle sue figlie.
E come un ragazzo, con il maglione a collo alto e il giubbotto tenuto dietro una spalla, agitato dal vento come fosse un mantello, Gagarin è rappresentato nel monumento che si trova nella piazza principale della città.
La strada che ha fatto di Gagarin un eroe noto in tutto il mondo passa però molto lontano da questi luoghi: bisogna percorrere centinaia di chilometri, fino alla base di lancio russa di Baikonur, per conoscere l’altra metà della storia. Se oggi non è facile raggiungere questo luogo, all’epoca di Gagarin era impossibile ai non addetti ai lavori. Baikonur era una base militare impenetrabile, dove l’Unione Sovietica giocava le sue carte vincenti nella corsa allo spazio cominciata il 4 ottobre 1957 con il lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik.
Oggi la città di Baikonur è un museo a cielo aperto, nel quale ogni monumento è una pagina di storia spaziale e dove di tanto in tanto le pareti grigie dei palazzi si colorano di murales che celebrano le imprese spaziali. All’interno della base di lancio c’e’ ancora la piccola casa in cui Gagarin viveva mentre si preparava al suo volo straordinario, nell’Area 2: tre stanze arredate molto semplicemente: un tavolo, piccoli letti di metallo, una radio. E’ enorme il contrasto con l’impresa grandiosa della quale il primo cosmonauta è stato il protagonista. Ancora oggi seguire il lancio di una navetta da Baikonur è un’emozione unica: ‘’senti tremare la terra sotto i piedi’’, dice chiunque abbia la fortuna di fare questa esperienza.

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