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Normale e Sant'Anna di Pisa al top delle università italiane

Nela classifica internazionale di Times Higher Education

23 settembre, 06:13
Facciata del palazzo della Carovana, sede storica della Scuola Normale Superiore (fonte: Scuola Normale Superiore) Facciata del palazzo della Carovana, sede storica della Scuola Normale Superiore (fonte: Scuola Normale Superiore)

 La Normale di Pisa e la Scuola Superiore Sant'Anna occupano i primi posti in Italia nel World University Ranking, la classifica internazionale delle migliori università stilata dalla rivista britannica Times Higher Education. Stati Uniti e Gran Bretagna giocano anche quest'anno la parte del leone, confermandosi al vertice della classifica mondiale; ben piazzati anche i due atenei italiani, che rientrano fra i migliori 200 del mondo.





Una competizione sempre più agguerrita
Quest'anno la gara è stata ancora più agguerrita, considerando che la classifica comprende ben 980 università di 79 Paesi, contro le 800 del 2015. Delle nuove 180 università considerate quest'anno, cinque sono italiane. Di conseguenza il numero complessivo degli atenei del nostro Paese è aumentato dai 34 del 2015 a 39. Anno dopo anno il World University Ranking ha visto consolidare negli anni la sua attendibilità, tanto da essere considerato uno di quelli che "fanno testo", grazie alla metodologia.

I requisiti per accedere alla competizione
Non è affatto secondario il fatto che, per essere presi in considerazione, gli atenei devono rispettare una serie di requisiti molto rigidi. Ad esempio, è necessario presentare almeno 200 pubblicazioni censite nella banca dati "Scopus", riferite agli ultimi cinque anni, per un totale di mille pubblicazioni. Nella valutazione 2016, inoltre, sono stati inclusi per la prima volta anche i libri (complessivamente oltre 500.000), accanto a 11.9 milioni di articoli scientifici e a più di 56 milioni di citazioni. L'attendibilità della classifica, che la rivista definisce come "l'unico prodotto e verificato da analisti indipendenti", deriva anche dall'aver reso confrontabili dati riferiti a Paesi con contesti e sistemi universitari differenti, permettendo in questo modo di fare paragoni con gli anni precedenti e di tracciare scenari.

Conferme per le eccellenze italiane
Per quanto riguarda l'Italia, i dati confermano quanto era emerso nel marzo 2016, che vedeva la Scuola Superiore Sant'Anna nella top ten mondiale delle giovani università, con meno di 50 anni dalla fondazione, diffusa sempre da Times Higher Education. Per il direttore eletto della Scuola Normale Superiore, Vincenzo Barone, che entrerà in carica nei prossimi giorni, i risultati positivi per l'Italia devono essere l'occasione per "trovare la forza, tutti insieme, di rilanciare il Paese". Soddisfatto anche il rettore della Scuola Sant'Anna, Pierdomenico Perata, per il quale i dati indicano che "il nostro sistema di formazione e ricerca ha confermato di essere competitivo". E' inoltre "altrettanto chiaro - ha aggiunto - che senza un'inversione di tendenza nel finanziamento della ricerca e delle università, seguendo rigorosi criteri di merito, l'Italia non riuscirà a evitare il declino della formazione universitaria e della ricerca scientifica. Che condannerà il nostro Paese ad un futuro tutt'altro che roseo, soprattutto per le nuove generazioni".

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