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A Milano i ministri europei della Ricerca

Dalla Presidenza italiana 3 domande sulle infrastrutture

21 luglio, 23:23
La mappa degli oltre 800 centri di ricerca europei, Paese per Paese (fonte: ESFRI/Commissione Ue) La mappa degli oltre 800 centri di ricerca europei, Paese per Paese (fonte: ESFRI/Commissione Ue)

Si accendono i riflettori sul futuro degli oltre 800 centri di ricerca attivi in Europa, dal Cern di Ginevra al sincrotrone Elettra di Trieste, al Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (Embl) di Heidelberg. L'Europa della ricerca scommette su queste grandi infrastrutture, ma sa che è arrivato il tempo di organizzarle.
E' questo l'obiettivo delle tre domande che domani saranno sul tavolo dei ministri europei della ricerca, nella riunione informale in programma il 22 luglio a Milano.
Ad aprire i lavori il ministro per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca, Stefania Giannini, insieme al commissario europeo per la Ricerca, Máire Geoghegan-Quinn.

Le domande riguardano i criteri con il quale stabilire delle priorità relative alle infrastrutture, come favorire il libero accesso dei ricercatori e una politica di finanziamento unitaria. Il documento che le contiene e che sarà sul tavolo dei ministri è informale ed è il primo passo di un dibattito che porterà ad una risoluzione formale a fine anno.

La prima domanda sulla quale la Presidenza italiana invita i ministri a confrontarsi riguarda le nuove priorità con le quali guardare alle infrastrutture di ricerca. Tutte, infatti, sono nate in modo 'spontaneo', grazie a investimenti da parte di singoli Paesi, e solo in seguito sono stati siglati accordi bilaterali e multilaterali per il loro utilizzo. Adesso si tratta di dare unicità e coordinamento a questa realtà, stabilendo delle priorità. Lo strumento principale, secondo il documento messo a punto dall'Italia, è il Forum strategico per le infrastrutture della ricerca della Commissione Europea (Esfri), al quale è affidato il coordinamento dei grandi centri di ricerca europei.

La seconda domanda riguarda l'utilizzo delle infrastrutture europee per la ricerca. Nel documento messo a punto dall'Italia ci si chiede se le infrastrutture sono utilizzate al loro potenziale massimo. Una delle questioni fondamentali a questo proposito è garantire il libero accesso dei ricercatori.

La seconda domanda riguarda l'utilizzo delle infrastrutture europ La terza domanda riguarda la sostenibilità a lungo termine di infrastrutture, ognuna delle quali ha un valore di 100 miliardi. Le possibili strade sono due: in primo luogo rendere i centri più aperti alle esigenze delle industrie e favorire le ricadute sul territorio; in secondo luogo coordinare le risorse provenienti dal programma Horizon 2020, dai fondi strutturali e dai budget nazionali.

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